Trimix scuba experience

La diffusione delle immersioni trimix evidenzia il valore di un collegamento informativo tra le immersioni ricreative e quelle tecniche. In questo articolo vediamo come può essere stabilito un «contatto significativo» con le immersioni a miscela ossigeno/elio/azoto

di Andrea Neri

 
 

La sosta di decompressione a 6 metri è in ossigeno puro

Il crescente interesse verso le immersioni a miscela trimix sta evidenziando l’importanza di un trait d’union tra l’immersione ricreativa e quella tecnica. Molti degli appassionati che non praticano le immersioni trimix associano erroneamente questo tipo di attività a pratiche in cui l’attrezzatura del subacqueo è composta da 4, 5 o 6 bombole e dove la miscela ossigeno/elio/azoto ha impieghi positivi solamente nelle grandi profondità. Ecco quindi materializzarsi un errore nell’approccio mentale di chi s’interessa al trimix per la prima volta.

Approccio mentale e internet
L’errore del quale stiamo scrivendo è un errore generale, non tipico delle immersioni subacquee ma di tutto ciò al quale rivolgiamo l’attenzione: la mancata conoscenza delle cose. Molti, tanti, troppi subacquei alimentano discussioni sul nitrox e sul trimix senza un bagaglio minimo di conoscenze. Per convincersi di ciò è sufficiente… accendere il pc e collegarsi a internet. In alcuni newsgroup e mailinglist si possono leggere infinite «teorie» e convinzioni contrapposte tra loro. Distinguere la correttezza dall’inesattezza informativa è un’impresa ardua, nascono pertanto sentenze e dogmi dalla dubbia veridicità, che possono avere influenze negative su chi è privo di informazioni sull’argomento. Possiamo osservare la stessa situazione nelle immersioni ad aria ricreative: non vi sono forse media che esprimono su di esse giudizi sfavorevoli pur ignorandone i contenuti?

Microinchiesta
Abbiamo chiesto a subacquei cosa pensano delle immersioni trimix e, trascurando i commenti positivi di chi già le pratica, il responso finale si può trarre dalle loro stesse frasi: «non m’interessa andare a cento metri» oppure «mai e poi mai mi metterò tutte quelle bombole sulla schiena» oppure, forse la peggiore, «l’elio è pericoloso». Riflettendo sui cento metri e su tutte quelle bombole sulla schiena, nasce il dubbio che l’immersione tecnica sia proposta in modo imperfetto. Se così fosse, una parte di responsabilità nell’alimentare un’immagine negativa cadrebbe sulla tipologia delle pubblicità adottate. Abbiamo assistito a meeting tra scuole sub e dirigenti e istruttori di techg diving e dobbiamo rilevare come l’immersione tecnica sia spesso proposta in un modo che spaventa il ricreativo, rafforzando l’idea che la tech diving sia pericolosa, faticosa, costosa, difficile e - l’errore più grave - che solo un tipo d’immersione tecnica sia quella «vera»: quella con 4-5 bombole indossate.

Perché il trimix?
Il pericolo maggiore dell’immersione subacquea con autorespiratori è, dopo l’irresponsabilità di chi s’immerge, la narcosi da azoto. Quest’ultima è la causa scatenante della maggior parte degli incidenti che avvengono a profondità superiori ai venticinque-trenta metri. La caratteristica essenziale della narcosi è quella di non lasciare tracce documentabili della sua «visita». Moltissimi incidenti, quali le Pdd (embolie), le sovradistensioni polmonari, annegamenti, esaurimenti dell’aria, sono stati innescati dalla narcosi ma nessun patologo può certificarlo. È questo suo modo strisciante di venire, colpire e allontanarsi che indica nella narcosi da azoto il peggior nemico di ogni subacqueo. L’unico modo per evitarla è, ovviamente, respirare meno azoto possibile, e questo si ottiene solamente riducendo la maggior quantità di azoto sostituendola con elio.

Un’esperienza diversa
La Trimix Scuba Experience è la «clonazione» del Discover Scuba Diving, quel programma d’iniziazione all’immersione respirando aria. Un’infinità di centri sub, di scuole e di istruttori adottano il programma «scopri l’immersione subacquea» al fine d’incuriosire, attirare, far conoscere e diffondere l’immersione subacquea con eccellenti risultati. Perché non fare quindi la stessa cosa con il trimix? Offrire un’opportunità d’immergersi con trimix può avere solo aspetti positivi; ovviamente, data la particolarità del tipo d’immersione, occorrono dei requisiti. I requisiti sono necessari in quanto per apprezzare le qualità del trimix (leggasi riduzione/eliminazione della narcosi da azoto) occorre immergersi a quote che superano i trenta metri, anche se altri pregi ne consigliano vivamente l’impiego a quote inferiori. In base a questo concetto sono richiesti brevetti che comprovano un avvenuto addestramento. Le miscele trimix sono composte da gas i cui effetti debbono essere controllati. L’ossigeno in profondità può raggiungere livelli tossici, pertanto il brevetto Nitrox è un’ottima base di partenza. Superare i 40 metri di profondità significa conoscere bene le tecniche di risalita, della gestione dei gas in bombola e della decompressione, quindi è richiesto il brevetto Deep Diving. I brevetti possono non essere sufficienti per garantire un’effettiva abilità, occorre dimostrare il proprio bagaglio di esperienza (solitamente tramite un log-book), ma di log-book «anabolizzati» se ne vedono con frequenza, pertanto viene richiesto un requisito finale: il giudizio dell’istruttore, che può richiedere una check-dive o non accettare il candidato.

La Trimix Scuba Experience
Il technical instructor examiner della Underwater Training Research, Massimo Barini, ha recentemente diretto nelle splendide acque di Giannutri la Trimix Scuba Experience sul relitto «Anna Bianca», che giace a 50 metri di profondità. Ricordiamo che Massimo Barnini ha formato insieme ad Aldo Bimbato la coppia di profondisti che hanno assistito Deborah Andollo durante un record di apnea a -115 metri. L’esecuzione dell’immersione di esperienza si è articolata a una profondità di 50 metri per un tempo massimo di fondo di 15 minuti. I subacquei hanno usato un monobombola da 18 litri contenente trimix con la seguente miscelazione: ossigeno 20%, azoto 40%, elio 40%. L’accuratezza delle percentuali dei gasi respirati è stata garantita impiegando il sistema di travaso di Heliox 20/80 (certificato) con grado di purezza 5.5 e aria. Questo tipo di trimix (20/40/40) ha il vantaggio di consentire la discesa, la permanenza e la risalita usando la stessa miscela; in ogni caso la decompressione ha visto l’impiego di ossigeno puro alla quota di 6 metri. Il profilo decompressivo è stato gestito attraverso il software Abyss-98, nel quale sono stati inseriti alcuni fattori di cautela. La discesa è avvenuta tramite barca ancorata, alla quale erano collegate le cime di riferimento e le bombole di decompressione. Anche noi di «Mondo Sommerso» abbiamo partecipato alla Trimix Scuba Experience di Giannutri. Il luogo d’immersione, di particolare bellezza, ha forse influito sui commenti estremamente positivi dei partecipanti, ma non si può non rilevare l’indubbia efficacia propedeutica e promozionale di questo programma, che rappresenta un ineguagliabile trampolino di lancio per la trimix diving.