|
Il crescente interesse verso le immersioni a miscela
trimix sta evidenziando l’importanza di un trait d’union tra l’immersione
ricreativa e quella tecnica. Molti degli appassionati che non praticano
le immersioni trimix associano erroneamente questo tipo di attività
a pratiche in cui l’attrezzatura del subacqueo è composta da 4,
5 o 6 bombole e dove la miscela ossigeno/elio/azoto ha impieghi
positivi solamente nelle grandi profondità. Ecco quindi materializzarsi
un errore nell’approccio mentale di chi s’interessa al trimix per
la prima volta.
Approccio mentale e internet
L’errore del quale stiamo scrivendo è un errore generale, non tipico
delle immersioni subacquee ma di tutto ciò al quale rivolgiamo l’attenzione:
la mancata conoscenza delle cose. Molti, tanti, troppi subacquei
alimentano discussioni sul nitrox e sul trimix senza un bagaglio
minimo di conoscenze. Per convincersi di ciò è sufficiente… accendere
il pc e collegarsi a internet. In alcuni newsgroup e mailinglist
si possono leggere infinite «teorie» e convinzioni contrapposte
tra loro. Distinguere la correttezza dall’inesattezza informativa
è un’impresa ardua, nascono pertanto sentenze e dogmi dalla dubbia
veridicità, che possono avere influenze negative su chi è privo
di informazioni sull’argomento. Possiamo osservare la stessa situazione
nelle immersioni ad aria ricreative: non vi sono forse media che
esprimono su di esse giudizi sfavorevoli pur ignorandone i contenuti?
Microinchiesta
Abbiamo chiesto a subacquei cosa pensano delle immersioni trimix
e, trascurando i commenti positivi di chi già le pratica, il responso
finale si può trarre dalle loro stesse frasi: «non m’interessa andare
a cento metri» oppure «mai e poi mai mi metterò tutte quelle bombole
sulla schiena» oppure, forse la peggiore, «l’elio è pericoloso».
Riflettendo sui cento metri e su tutte quelle bombole sulla schiena,
nasce il dubbio che l’immersione tecnica sia proposta in modo imperfetto.
Se così fosse, una parte di responsabilità nell’alimentare un’immagine
negativa cadrebbe sulla tipologia delle pubblicità adottate. Abbiamo
assistito a meeting tra scuole sub e dirigenti e istruttori di techg
diving e dobbiamo rilevare come l’immersione tecnica sia spesso
proposta in un modo che spaventa il ricreativo, rafforzando l’idea
che la tech diving sia pericolosa, faticosa, costosa, difficile
e - l’errore più grave - che solo un tipo d’immersione tecnica sia
quella «vera»: quella con 4-5 bombole indossate.
Perché il trimix?
Il pericolo maggiore dell’immersione subacquea con autorespiratori
è, dopo l’irresponsabilità di chi s’immerge, la narcosi da azoto.
Quest’ultima è la causa scatenante della maggior parte degli incidenti
che avvengono a profondità superiori ai venticinque-trenta metri.
La caratteristica essenziale della narcosi è quella di non lasciare
tracce documentabili della sua «visita». Moltissimi incidenti, quali
le Pdd (embolie), le sovradistensioni polmonari, annegamenti, esaurimenti
dell’aria, sono stati innescati dalla narcosi ma nessun patologo
può certificarlo. È questo suo modo strisciante di venire, colpire
e allontanarsi che indica nella narcosi da azoto il peggior nemico
di ogni subacqueo. L’unico modo per evitarla è, ovviamente, respirare
meno azoto possibile, e questo si ottiene solamente riducendo la
maggior quantità di azoto sostituendola con elio.
Un’esperienza diversa
La Trimix Scuba Experience è la «clonazione» del Discover Scuba
Diving, quel programma d’iniziazione all’immersione respirando aria.
Un’infinità di centri sub, di scuole e di istruttori adottano il
programma «scopri l’immersione subacquea» al fine d’incuriosire,
attirare, far conoscere e diffondere l’immersione subacquea con
eccellenti risultati. Perché non fare quindi la stessa cosa con
il trimix? Offrire un’opportunità d’immergersi con trimix può avere
solo aspetti positivi; ovviamente, data la particolarità del tipo
d’immersione, occorrono dei requisiti. I requisiti sono necessari
in quanto per apprezzare le qualità del trimix (leggasi riduzione/eliminazione
della narcosi da azoto) occorre immergersi a quote che superano
i trenta metri, anche se altri pregi ne consigliano vivamente l’impiego
a quote inferiori. In base a questo concetto sono richiesti brevetti
che comprovano un avvenuto addestramento. Le miscele trimix sono
composte da gas i cui effetti debbono essere controllati. L’ossigeno
in profondità può raggiungere livelli tossici, pertanto il brevetto
Nitrox è un’ottima base di partenza. Superare i 40 metri di profondità
significa conoscere bene le tecniche di risalita, della gestione
dei gas in bombola e della decompressione, quindi è richiesto il
brevetto Deep Diving. I brevetti possono non essere sufficienti
per garantire un’effettiva abilità, occorre dimostrare il proprio
bagaglio di esperienza (solitamente tramite un log-book), ma di
log-book «anabolizzati» se ne vedono con frequenza, pertanto viene
richiesto un requisito finale: il giudizio dell’istruttore, che
può richiedere una check-dive o non accettare il candidato.
La Trimix Scuba Experience
Il technical instructor examiner della Underwater Training Research,
Massimo Barini, ha recentemente diretto nelle splendide acque di
Giannutri la Trimix Scuba Experience sul relitto «Anna Bianca»,
che giace a 50 metri di profondità. Ricordiamo che Massimo Barnini
ha formato insieme ad Aldo Bimbato la coppia di profondisti che
hanno assistito Deborah Andollo durante un record di apnea a -115
metri. L’esecuzione dell’immersione di esperienza si è articolata
a una profondità di 50 metri per un tempo massimo di fondo di 15
minuti. I subacquei hanno usato un monobombola da 18 litri contenente
trimix con la seguente miscelazione: ossigeno 20%, azoto 40%, elio
40%. L’accuratezza delle percentuali dei gasi respirati è stata
garantita impiegando il sistema di travaso di Heliox 20/80 (certificato)
con grado di purezza 5.5 e aria. Questo tipo di trimix (20/40/40)
ha il vantaggio di consentire la discesa, la permanenza e la risalita
usando la stessa miscela; in ogni caso la decompressione ha visto
l’impiego di ossigeno puro alla quota di 6 metri. Il profilo decompressivo
è stato gestito attraverso il software Abyss-98, nel quale sono
stati inseriti alcuni fattori di cautela. La discesa è avvenuta
tramite barca ancorata, alla quale erano collegate le cime di riferimento
e le bombole di decompressione. Anche noi di «Mondo Sommerso» abbiamo
partecipato alla Trimix Scuba Experience di Giannutri. Il luogo
d’immersione, di particolare bellezza, ha forse influito sui commenti
estremamente positivi dei partecipanti, ma non si può non rilevare
l’indubbia efficacia propedeutica e promozionale di questo programma,
che rappresenta un ineguagliabile trampolino di lancio per la trimix
diving.
|