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Dopo aver seguito con profitto un corso di immersione
tecnica se l'agenzia didattica con la quale abbiamo ottenuto il
brevetto di immersione tecnica non fornisce tabelle di decompressione
per le immersioni alle quali siamo certificati, presto o tardi il
tech-diver avvertirà l'esigenza di realizzare da se delle tabelle
decompressive con l'ausilio dei sw reperibili in commercio o gratuitamente.
Supponiamo di voler realizzare le tabelle per immergerci su di un
relitto a 70 metri di profondità per 30 minuti di fondo e vediamo
i passaggi necessari per arrivare alle tabelle plastificate per
l'immersione.
Stabilire i parametri
Una volta scelto il software decompressivo che utilizzeremo (per
questo vedasi Mondo Sommerso, n° 3, marzo 2001), occorre stabilire
con cura i parametri da inserire, dal momento che influenzeranno
drasticamente il risultato. Mentre la scelta della miscela di fondo
(END e PpO2) e di quelle decompressive, è abbastanza scontata, altri
"ingredienti" sono spesso trascurati. Caratteristiche tipiche del
sito di immersione come ad esempio, corrente e temperatura dell'acqua
incideranno sulla scelta del grado di "conservatismo" che imposteremo
sul software: ad esempio immergersi se c'è forte corrente (posto
che ne valga la pena) significa a parità di profondità e tempo di
immersione, fare più sforzo fisico, quindi accumulare più Azoto.
Inoltre le caratteristiche personali come RMV (Respiratory Minute
Volume, volume respiratorio il minuto), stato di forma fisica, allenamento
e patologie precedenti (ad esempio fratture ossee o PDD) andranno
considerate, senza trascurare che le tabelle saranno usate anche
dai nostri compagni di immersione. Nel considerare tutti questi
fattori è buona regola porsi nella massima "condizione di sicurezza",
occorre in altre parole considerare le condizioni ragionevolmente
peggiori che possiamo incontrare durante l'immersione.
Davanti al monitor
Impostati i dati necessari e realizzato il primo profilo di immersione,
dovremo porre grande attenzione al risultato. Se, infatti, rileviamo
un CNS troppo vicino al limite del 100%, o una quantità di gas necessaria
superiore a quella disponibile (tenendo conto di un'opportuna riserva)
oppure semplicemente ci si aspettava di dover fare meno decompressione,
occorre riconsiderare il tempo di fondo, riducendolo adeguatamente.
Con i dati così modificati occorre far generare al programma un
nuovo profilo e sottoporlo anch'esso ad una successiva verifica.
Questi passaggi vanno eseguiti fino a quando il risultato non soddisfa
quelle che sono le nostre esigenze. Supponiamo di avere generato
un profilo di immersione che anziché 30 minuti di fondo il ne preveda
20 minuti perché con il primo la riserva di miscela di fondo era
troppo esigua per essere essere al riparo da ogni evenienza. Il
passaggio successivo sarà quello di considerare una serie di eventualità
che possono indurci modificare sul momento il tempo di immersione.
Potrebbe capitare di non trovare il relitto una volta scesi sul
fondo pechè il pedagno non ha tenuto, oppure dover rinunciare all'immersione
per troppa corrente o l'acqua troppo torbida sul fondo e quindi
di iniziare la risalita decisamente prima del previsto. Potrebbe
capitare anche di dover "sforare" il tempo stabilito e aumentare
la permanenza ad esempio per fare fronte ad un'emergenza. Se quindi
l'immersione programmata sarà secondo l'esempio, di 20 minuti, sarà
opportuno avere la possibilità di scegliere una serie di profili
a partire da un tempo minimo di 5 minuti di permanenza fino ad almeno
30 minuti per fare fronte ad ogni evenienza. Un discorso analogo
va fatto per la profondità: dobbiamo considerare che la conformazione
del fondo potrebbe portarci anche leggermente più profondi di quanto
previsto oppure (come spesso accade nei relitti di grandi dimensioni)
il relitto si alza dal fondo anche più di una decina di metri e
l'immersione è condotta sulle strutture superiori. Più che una tabella
è quindi meglio un set di tabelle che abbiano incrementi di tempo
e profondità facilmente memorizzabili: ad esempio di 5 minuti in
5 minuti e di 5 metri in 5 metri. Molti software prevedono questa
funzione specifica detta di "bailout" che genera automaticamente
un set di tabelle con "step" definiti di tempo e profondità, ma
le tabelle così generate spesso non indicano ad esempio dati molto
importanti come il consumo di miscela e CNS %.
Stampare le tabelle
Stabilito quindi che per fare l'immersione di 20 minuti a 70 metri
è opportuno avere un set di tabelle che coprano 65, 70 e 75 metri
per tempi da 5 minuti a 30 minuti, il passaggio successivo sarà
quello di riportare fedelmente i dati ottenuti trascrivendoli su
di una lavagnetta subacquea oppure li stamperemo in un formato che
poi andrà plastificato per portarlo in immersione. In questa ultima
ipotesi il formato di stampa dei software, infatti, raramente consente
di ritagliare la tabelle e di plastificarle direttamente, per questo
dovremo creare noi stessi un formato di tabella nel quale riportare
i dati. Preferibilmente conviene stampare le tabelle in due formati:
uno esteso, con i dati della miscela di consumo, di CNS e runtime,
ed uno ridotto, con i soli dati indispensabili per l'immersione.
Il formato di tabella esteso sarà utile per chi presta assistenza
all'immersione che azzerato anch'egli l'orologio ad inizio immersione,
si renderà conto seguendo il Runtime in quale fase dell'immersione
i subacquei si trovano e capirà se ci sono dei problemi o meno in
base al fatto se siamo in anticipo od in ritardo rispetto alla "tabella
di marcia".
Analisi finale dei risultati
Stampato l'intero set di tabelle è molto utile analizzare i risultati
per verificarne la fattibilità dell'immersione ma non solo. Se analizziamo
la tabella estesa, vedremo che per condurre in sicurezza un'immersione
come quella pianificata occorrerà oltre ad una valida ed insostituibile
logistica in superficie, un bibombola di grande capienza (minimo
24 litri, ma preferibile il 30 litri) per la miscela di fondo e
monobombola minimo da 7 e 5 litri per EAN 50 ed ossigeno. Altro
dato che emerge dall'analisi della tabella estesa, è quello del
CNS % decisamente troppo alto, tanto da far preferire un tempo di
fondo non superiore ai 20 minuti, ma preferibilmente di 15 minuti.
Se si volessero fare tempi di fondo superiori, senz'altro occorrerà
orientarsi verso nuove strategie decompressive che consentano altrettanta
sicurezza ma CNS meno elevati. Analizzare la tabella breve invece
ci consente infine una breve riflessione riguardo questo articolo.
Osserviamo con attenzione la tabella dei 5 minuti: differisce da
quella dei 10 minuti veramente di poco; due tappe più profonde e
dieci minuti in più di respirazione ad ossigeno. Anche le altre
coppie tempo/profondità hanno molti punti in comune: notiamo quindi
una distribuzione dei tempi che rispetta in qualche modo una sua
logica. Sarà mai possibile con il perfezionamento della nostra esperienza
di subacquei tecnici e senza escludere questo splendido strumento
che sono i software decompressivi memorizzare le tabelle ?
DISCLAIMER
I profili di immersione, le miscele usate e tutti gli altri dati
presenti nell'articolo hanno esclusivamente valore di esempio e
vanno tenuti in considerazione come tali. Pertanto l'autore e l'editore
declinano ogni responsabilità derivante dall'uso improprio di tali
dati. Il profilo decompressivo perfetto ed infallibile non esiste
e nulla o nessuno potranno mai darci la certezza assoluta che non
incorreremo in PDD. Questo assunto è tanto per l'immersione tecnica
quanto per l'immersione ricreativa.
RUNTIME
Il Runtime è un sistema di indicazione del tempo di immersione che
prevede l'indicazione progressiva dei minuti di immersione anzichè
il tempo da trascorrere ad ogni singola tappa. L'uso di questa notazione
dei minuti unitamente a quella classica con il tempo da trascorrere
ad ogni tappa consente di rispettare scrupolosamente il profilo
di immersione pianificato. Il tempo indicato ad ogni tappa di decompressione
indica il tempo titale di immersione al momento in cui bisognerà
abbandonate la tappa per quella successiva. Nel caso si risalga
leggermente più veloce del voluto e per questo si arrivi in anticipo
alla quota di decompressione, il runtime va comunque rispettato
ed il tempo in più lo si trascorre tutto alla stessa tappa. Limite
di questo sistema è la più difficile la memorizzazione delle tabelle
che se indicate con il sistema tradizionale risulterebbe essere
con qualche piccolo espediente abbastanza semplice da ricordare.
CONSIGLI PRATICI
Specie se non abbiamo raggiunto ancora una grande esperienza nelle
immersioni con miscele, sarebbe quanto mai opportuno avere per le
nostre tabelle un modello con le quali confrontarle. Mezzi di confronto
potrebbero essere quelle utilizzate nei corsi di immersione che
abbiamo seguito per ottenere la certificazione Trimix, oppure come
"extrema ratio" confrontare le tabelle con quelle US-Navy (facilmente
reperibili) per accostarne almeno il tempo totale di immersione
ricordando però che queste tabelle distribuiscono tutta la decompressione
nelle tappe più superficiali mentre oggi la tendenza è quella di
introdurre delle tappe fonde. Queste soste decompressive addizzionali,
più profonde di quanto non richiederebbe normalmente la decompressione
calcolata con gli odierni algoritmi, consentono di limitare la formazione
di bolle nei tessuti. Occorre tenere presente inoltre che molti
software non tengono conto degli "air breack", cioè quelle pause
durante la fase decompressiva con ossigeno eseguite respirando aria
o miscela di fondo che servono per rimediare alla vasocostrizione
indotta dalla respirazione di O2 ad elevate pressioni che ostacola
la cessione dell'inerte. Se il software non provvede automaticamente
ad inserirle, sarà necessario inserirle a mano.
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