Decompressione dalla teoria alla pratica

Alcuni consigli pratici per la realizzazione delle tabelle con i software decompressivi

di Aldo Bimbato foto di Claudio Provenzani

 

Dopo aver seguito con profitto un corso di immersione tecnica se l'agenzia didattica con la quale abbiamo ottenuto il brevetto di immersione tecnica non fornisce tabelle di decompressione per le immersioni alle quali siamo certificati, presto o tardi il tech-diver avvertirà l'esigenza di realizzare da se delle tabelle decompressive con l'ausilio dei sw reperibili in commercio o gratuitamente. Supponiamo di voler realizzare le tabelle per immergerci su di un relitto a 70 metri di profondità per 30 minuti di fondo e vediamo i passaggi necessari per arrivare alle tabelle plastificate per l'immersione.

Stabilire i parametri
Una volta scelto il software decompressivo che utilizzeremo (per questo vedasi Mondo Sommerso, n° 3, marzo 2001), occorre stabilire con cura i parametri da inserire, dal momento che influenzeranno drasticamente il risultato. Mentre la scelta della miscela di fondo (END e PpO2) e di quelle decompressive, è abbastanza scontata, altri "ingredienti" sono spesso trascurati. Caratteristiche tipiche del sito di immersione come ad esempio, corrente e temperatura dell'acqua incideranno sulla scelta del grado di "conservatismo" che imposteremo sul software: ad esempio immergersi se c'è forte corrente (posto che ne valga la pena) significa a parità di profondità e tempo di immersione, fare più sforzo fisico, quindi accumulare più Azoto. Inoltre le caratteristiche personali come RMV (Respiratory Minute Volume, volume respiratorio il minuto), stato di forma fisica, allenamento e patologie precedenti (ad esempio fratture ossee o PDD) andranno considerate, senza trascurare che le tabelle saranno usate anche dai nostri compagni di immersione. Nel considerare tutti questi fattori è buona regola porsi nella massima "condizione di sicurezza", occorre in altre parole considerare le condizioni ragionevolmente peggiori che possiamo incontrare durante l'immersione.

Davanti al monitor
Impostati i dati necessari e realizzato il primo profilo di immersione, dovremo porre grande attenzione al risultato. Se, infatti, rileviamo un CNS troppo vicino al limite del 100%, o una quantità di gas necessaria superiore a quella disponibile (tenendo conto di un'opportuna riserva) oppure semplicemente ci si aspettava di dover fare meno decompressione, occorre riconsiderare il tempo di fondo, riducendolo adeguatamente. Con i dati così modificati occorre far generare al programma un nuovo profilo e sottoporlo anch'esso ad una successiva verifica. Questi passaggi vanno eseguiti fino a quando il risultato non soddisfa quelle che sono le nostre esigenze. Supponiamo di avere generato un profilo di immersione che anziché 30 minuti di fondo il ne preveda 20 minuti perché con il primo la riserva di miscela di fondo era troppo esigua per essere essere al riparo da ogni evenienza. Il passaggio successivo sarà quello di considerare una serie di eventualità che possono indurci modificare sul momento il tempo di immersione. Potrebbe capitare di non trovare il relitto una volta scesi sul fondo pechè il pedagno non ha tenuto, oppure dover rinunciare all'immersione per troppa corrente o l'acqua troppo torbida sul fondo e quindi di iniziare la risalita decisamente prima del previsto. Potrebbe capitare anche di dover "sforare" il tempo stabilito e aumentare la permanenza ad esempio per fare fronte ad un'emergenza. Se quindi l'immersione programmata sarà secondo l'esempio, di 20 minuti, sarà opportuno avere la possibilità di scegliere una serie di profili a partire da un tempo minimo di 5 minuti di permanenza fino ad almeno 30 minuti per fare fronte ad ogni evenienza. Un discorso analogo va fatto per la profondità: dobbiamo considerare che la conformazione del fondo potrebbe portarci anche leggermente più profondi di quanto previsto oppure (come spesso accade nei relitti di grandi dimensioni) il relitto si alza dal fondo anche più di una decina di metri e l'immersione è condotta sulle strutture superiori. Più che una tabella è quindi meglio un set di tabelle che abbiano incrementi di tempo e profondità facilmente memorizzabili: ad esempio di 5 minuti in 5 minuti e di 5 metri in 5 metri. Molti software prevedono questa funzione specifica detta di "bailout" che genera automaticamente un set di tabelle con "step" definiti di tempo e profondità, ma le tabelle così generate spesso non indicano ad esempio dati molto importanti come il consumo di miscela e CNS %.

Stampare le tabelle
Stabilito quindi che per fare l'immersione di 20 minuti a 70 metri è opportuno avere un set di tabelle che coprano 65, 70 e 75 metri per tempi da 5 minuti a 30 minuti, il passaggio successivo sarà quello di riportare fedelmente i dati ottenuti trascrivendoli su di una lavagnetta subacquea oppure li stamperemo in un formato che poi andrà plastificato per portarlo in immersione. In questa ultima ipotesi il formato di stampa dei software, infatti, raramente consente di ritagliare la tabelle e di plastificarle direttamente, per questo dovremo creare noi stessi un formato di tabella nel quale riportare i dati. Preferibilmente conviene stampare le tabelle in due formati: uno esteso, con i dati della miscela di consumo, di CNS e runtime, ed uno ridotto, con i soli dati indispensabili per l'immersione. Il formato di tabella esteso sarà utile per chi presta assistenza all'immersione che azzerato anch'egli l'orologio ad inizio immersione, si renderà conto seguendo il Runtime in quale fase dell'immersione i subacquei si trovano e capirà se ci sono dei problemi o meno in base al fatto se siamo in anticipo od in ritardo rispetto alla "tabella di marcia".

Analisi finale dei risultati
Stampato l'intero set di tabelle è molto utile analizzare i risultati per verificarne la fattibilità dell'immersione ma non solo. Se analizziamo la tabella estesa, vedremo che per condurre in sicurezza un'immersione come quella pianificata occorrerà oltre ad una valida ed insostituibile logistica in superficie, un bibombola di grande capienza (minimo 24 litri, ma preferibile il 30 litri) per la miscela di fondo e monobombola minimo da 7 e 5 litri per EAN 50 ed ossigeno. Altro dato che emerge dall'analisi della tabella estesa, è quello del CNS % decisamente troppo alto, tanto da far preferire un tempo di fondo non superiore ai 20 minuti, ma preferibilmente di 15 minuti. Se si volessero fare tempi di fondo superiori, senz'altro occorrerà orientarsi verso nuove strategie decompressive che consentano altrettanta sicurezza ma CNS meno elevati. Analizzare la tabella breve invece ci consente infine una breve riflessione riguardo questo articolo. Osserviamo con attenzione la tabella dei 5 minuti: differisce da quella dei 10 minuti veramente di poco; due tappe più profonde e dieci minuti in più di respirazione ad ossigeno. Anche le altre coppie tempo/profondità hanno molti punti in comune: notiamo quindi una distribuzione dei tempi che rispetta in qualche modo una sua logica. Sarà mai possibile con il perfezionamento della nostra esperienza di subacquei tecnici e senza escludere questo splendido strumento che sono i software decompressivi memorizzare le tabelle ?

DISCLAIMER
I profili di immersione, le miscele usate e tutti gli altri dati presenti nell'articolo hanno esclusivamente valore di esempio e vanno tenuti in considerazione come tali. Pertanto l'autore e l'editore declinano ogni responsabilità derivante dall'uso improprio di tali dati. Il profilo decompressivo perfetto ed infallibile non esiste e nulla o nessuno potranno mai darci la certezza assoluta che non incorreremo in PDD. Questo assunto è tanto per l'immersione tecnica quanto per l'immersione ricreativa.

RUNTIME
Il Runtime è un sistema di indicazione del tempo di immersione che prevede l'indicazione progressiva dei minuti di immersione anzichè il tempo da trascorrere ad ogni singola tappa. L'uso di questa notazione dei minuti unitamente a quella classica con il tempo da trascorrere ad ogni tappa consente di rispettare scrupolosamente il profilo di immersione pianificato. Il tempo indicato ad ogni tappa di decompressione indica il tempo titale di immersione al momento in cui bisognerà abbandonate la tappa per quella successiva. Nel caso si risalga leggermente più veloce del voluto e per questo si arrivi in anticipo alla quota di decompressione, il runtime va comunque rispettato ed il tempo in più lo si trascorre tutto alla stessa tappa. Limite di questo sistema è la più difficile la memorizzazione delle tabelle che se indicate con il sistema tradizionale risulterebbe essere con qualche piccolo espediente abbastanza semplice da ricordare.

CONSIGLI PRATICI
Specie se non abbiamo raggiunto ancora una grande esperienza nelle immersioni con miscele, sarebbe quanto mai opportuno avere per le nostre tabelle un modello con le quali confrontarle. Mezzi di confronto potrebbero essere quelle utilizzate nei corsi di immersione che abbiamo seguito per ottenere la certificazione Trimix, oppure come "extrema ratio" confrontare le tabelle con quelle US-Navy (facilmente reperibili) per accostarne almeno il tempo totale di immersione ricordando però che queste tabelle distribuiscono tutta la decompressione nelle tappe più superficiali mentre oggi la tendenza è quella di introdurre delle tappe fonde. Queste soste decompressive addizzionali, più profonde di quanto non richiederebbe normalmente la decompressione calcolata con gli odierni algoritmi, consentono di limitare la formazione di bolle nei tessuti. Occorre tenere presente inoltre che molti software non tengono conto degli "air breack", cioè quelle pause durante la fase decompressiva con ossigeno eseguite respirando aria o miscela di fondo che servono per rimediare alla vasocostrizione indotta dalla respirazione di O2 ad elevate pressioni che ostacola la cessione dell'inerte. Se il software non provvede automaticamente ad inserirle, sarà necessario inserirle a mano.