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Il subacqueo solitario non è una specie estinta,
è una specie a rischio. Potremmo concludere così il nostro articolo
sul Sistema di Coppia. Probabilmente qualche lettore non condivide
quest'affermazione, lo comprendiamo, anche perché in Mondo Sommerso
vi sono subacquei con le tempie grigie, subacquei che ben conoscono
la libertà assoluta che solo un'immersione in solitario concede.
Tuttavia, durante il tempo necessario a far argentare le tempie,
si è avuto il modo di osservare e analizzare eventi drammatici,
a volte fatali, dove l'assenza di un compagno d'immersione ha avuto
un ruolo decisivo.
Subacquei, strana gente
I subacquei, istruttori e non che siano, sono strana gente. Quando
si trattano le procedure di sicurezza, le discussioni che ne derivano
raggiungono toni elevati ed è confortante costatare quanta attenzione
capillare è dedicata alle procedure di sicurezza e di prevenzione
degli incidenti in mare. Stranamente, la stessa enfasi e rigidità
espressa in quei conciliaboli si dissolve inspiegabilmente quando
l'immersione si ha da fare, non più da discutere. Per convincersi
di tutto ciò è sufficiente osservare la scansione infinitesimale
che è applicata quando avviene un incidente subacqueo. Tutto lo
scenario ove si è svolto l'incidente è analizzato, sviscerato in
tutti i suoi meandri, alla ricerca spasmodica di qualche manifesta
negligenza da condannare ad ogni occasione e, soprattutto, per attirare
sulla propria persona un alone di subacqueo esperto, responsabile
e, dulcis in fundo, bravo.
Il compagno di immersione
è un "fastidio"
Un fastidio già, anche lo scrivente lo ha detto quando a causa del
compagno è stato necessario interrompere un'immersione attesa da
tempo, oppure attendere in superficie che fosse pronto a immergersi,
o dover fermare il pinneggiamento in quanto lui, il compagno, è
intento a osservare "quell'insignificante spirografo", e si potrebbe
impinguare l'elenco ma, eh proprio così, c'è sempre un ma. Il "ma"
è quello che fa ringraziare il proprio compagno d'immersione quando
il problema lo abbiamo noi e non lui. Sembra strano che gran parte
dei subacquei (istruttori compresi), ritengano che i problemi siano
un'esclusiva degli altri, pare che esista una specie di infallibilità
tecnica tendente ad escludere la possibilità di avere o di essere
un problema. La realtà è che alla fine, tutti hanno bisogno del
compagno d'immersione, magari per alcune banalità ma le banalità,
se non risolte in modo rapido ed efficace, possono evolversi in
problematiche irrisolvibili.
Il sistema di coppia ricreativo
e tecnico
Non ci sono differenze. Mentre nell'immersione ricreativa il Sistema
di Coppia è uno standard ben ratificato e indiscusso, in alcune
frange dell'immersione tecnica si hanno opinioni opposte. Nelle
immersioni a quote considerevoli, ben oltre i modesti 40 metri della
rec-diving, il compagno d'immersione pare non avere la stessa efficacia
risolutiva realizzabile in acque poco profonde. Tali teorie possono
avere un senso pragmatico, ma i problemi subacquei sono eterogenei
e il subacqueo deve pensare non solo ai grandi ma anche ai piccoli
problemi che senza la collaborazione di qualcuno, è difficile risolvere.
Effetto psicologico
I subacquei che hanno iniziato il proprio addestramento, attraverso
le didattiche conoscono e applicano il Sistema di Coppia. Per vari
motivi, ad alcuni sub è accaduto di immergersi da soli. Essi hanno
avvertito chiaramente un senso di forte disagio derivato dall'essere
soli, dal non poter fare affidamento su nessuno in caso di problemi.
Immergersi con il proprio compagno d'immersione infonde sicurezza
ed è naturale che sia così. Nessuna attrezzatura è capace di estrarre
un sub impigliato in una rete, di fornire aria o di portarlo in
superficie, il problema vero è un altro ed è proprio lui: il compagno.
Quale compagno?
Non basta avere un compagno d'immersione per essere sicuri in acqua,
occorre un compagno idoneo dove per idoneo si deve intendere un
compagno che conosce i propri limiti, che li preannuncia, che pianifica
e che rispetta la pianificazione, che sa riconoscere le immersioni
fuori dalle sue capacità e le evita. Può accadere di essere coinvolti
in un'immersione di gruppo dove intimamente il subacqueo sa di non
essere all'altezza. In quei casi occorre la forza (meglio intelligenza)
di esprimere la propria contrarietà e proporre immersioni alternative,
entro i propri limiti. Quali sono i propri limiti, quando un sub
è in gamba? Duilio Marcante espresse una risposta illuminante al
riguardo: "Quando sa di non esserlo". Di là dai riferimenti nostalgici
ma attuali e palpabili ad ogni immersione, è difficile rispondere
al quesito, i limiti si vedono bene negli altri. Possiamo ipotizzare
una risposta indicando le capacità di gestire efficacemente un'emergenza
subacquea, ma esse non sono costanti al variare delle quote di profondità.
Per rafforzare quanto appena descritto si possono citare quei subacquei
che si tolgono, rimettono e svuotano la maschera con innegabile
tranquillità in pochi metri di acqua, ma che si rifiutano energicamente
di farlo, quando è chiesto loro di ripetere l'esercizio a profondità
maggiori. In ogni caso, l'errore di base è sempre e soltanto uno,
considerare il compagno come il solo che può avere un problema.
Eseguire un'immersione pianificata entro i limiti del subacqueo
meno esperto, significa eseguire un'immersione dove la sicurezza
inizia a materializzarsi parallelamente al piacere di immergersi.
Questa non è filosofia, questa è una procedura leggibile in ogni
pagina di ogni manuale d'immersione ma purtroppo, vi sono subacquei
che creano in sé un proprio, personalissimo, manuale d'immersione.
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