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I vantaggi offerti dall’utilizzo di Nitrox si dividono
in due grandi classi, rapportabili a due effetti: più tempo in immersione
o maggiore sicurezza. Ormai sapete come potete allungare, grazie
all’utilizzo di miscele iperossigenate, la permanenza in acqua senza
superare la curva di sicurezza. Sapete calcolare la profondità equivalente
ad aria e le profondità massime, operativa e di emergenza, tuttavia…
La
percentuale di ossigeno è esatta?
Nelle scorse puntate avete imparato a calcolare la migliore miscela
per un’immersione a determinata profondità, selezionando quella
che vi permette di avere una pressione parziale di ossigeno vicina
a 1,4 atm sul fondo. Avete per esempio scelto per la profondità
di 30 metri una miscela al 35% di ossigeno. Questa vi consente di
avere una PO2 max di 1,4 atm. La profondità equivalente ad aria
(PEA) è 22,9 metri, cioè sulle tabelle ad aria useremo il valore
«24 metri», ottenendo un limite della curva di sicurezza (tabelle
NAUI) di 35 minuti. Dovendo ricaricare la vostra bombola, o dovendo
noleggiarne una, richiedete al centro di ricarica l’EAN35. Al momento
di ritirare la bombola analizzate la miscela (con le modalità spiegate
un paio di numeri fa) e scoprite che la percentuale di ossigeno
è diversa da quella richiesta. Siete costretti a riprogrammare l’immersione,
a rifiutare la miscela o potete accettarla? Dipende ovviamente dalla
variazione della percentuale di ossigeno reale rispetto a quella
desiderata. Analizziamo l’esempio sopra descritto, compilando la
tabella in figura. Come è evidente sulla tabella, uno scostamento
fino all’1% produce limitati effetti. Se la percentuale è superiore,
la pressione parziale di ossigeno cresce fino a 1,44 atm, ma è ancora
sicura. Anche per una percentuale del 37 o del 38% i rischi, seppure
esistenti, sono limitati a quelli inerenti la respirazione di ossigeno
a 1,5 atm. Quando la percentuale arriva a 39% i rischi diventano
più alti. Ricordate che ad 1,6 atm il limite NOAA per singola esposizione
è di 45 minuti, molto vicino ai 35 che intendiamo passare sul fondo.
Se la percentuale reale è del 34% (un punto in meno), siamo ancora
sicuri, anche se la PEA aumenta di circa 50 cm. Se la percentuale
è invece inferiore di due punti la PEA aumenta di circa un metro
e potrebbe (ma non è questo il caso dell’esempio) condurre ad un
salto di profondità di tabella (che nel nostro esempio avviene con
una percentuale di ossigeno del 33%) con alto rischio di contrarre
una patologia da decompressione (embolia), in quanto il limite della
curva di sicurezza (25 minuti) è inferiore di ben dieci minuti al
tempo che intendiamo passare sul fondo. In definitiva possiamo ritenere
accettabile uno scostamento fra percentuale reale e percentuale
richiesta del ± 1%, con una leggera preferenza per il segno positivo.
Differenze superiori all’1% portano a rischi inaccettabili, soprattutto
se sono in diminuzione. In questo caso dobbiamo riprogrammare l’immersione,
cambiando le profondità, o richiedere una nuova ricarica per la
percentuale esatta.
I limiti
di durata dell’immersione. Come sopportarli
Ormai dovreste essere dei veri «draghi» nel selezionare le miscele
Nitrox in modo da rendere possibili immersioni lunghe a profondità
fino a 35/40 metri. Per esempio utilizzando un EAN37 potete passare
a 18 metri ben 100 minuti (secondo le tabelle NOAA), senza incorrere
nei limiti imposti dall’azoto o dall’ossigeno. Il vantaggio poi
diventa ancora superiore nelle immersioni ripetitive. A questo punto
dovrebbe sorgerci spontanea una domanda: ma il nostro corpo, premesso
che abbia una sufficiente riserva di gas respiratorio (argomento
che affronteremo in una prossima puntata), è in grado di sopportare
questi tempi? Pensate alle vostre immersioni: talvolta le avete
interrotte perché il limite di curva era vicino, altre perché eravate
giunti al limite canonico dei 50 bar … e qualcuna avete dovuto interromperla
per via dei brividi di freddo! Non molte, direte voi, ma è un errore
perché come insegnano tutti gli istruttori: ai primi segni di eccessivo
raffreddamento, come i brividi, dovete interrompere l’immersione.
Perché in acqua si ha più freddo che in aria alla stessa temperatura?
Per due ragioni principali. La prima è che l’acqua ha una conducibilità
termica 20 volte superiore a quella dell’aria. Il che significa
che conduce calore venti volte più velocemente, quindi nello stesso
tempo di esposizione in acqua perdete venti volte più calore che
in aria alla stessa temperatura. La seconda ragione consiste nel
calore specifico dell’acqua, pari a quattro volte quello dell’aria.
In poche parole: per riscaldare una chilogrammo di acqua occorre
una quantità di calore quattro volte superiore a quella necessaria
per un chilogrammo di aria. Se poi considerate la differenza di
volume fra un chilogrammo di acqua (circa 1 litro) ed uno d’aria
(circa 800 litri), capite che per riscaldare l’aria intrappolata
dai vestiti vi occorre poco calore, mentre per riscaldare l’acqua
intrappolata dalla muta umida ne occorre molto, molto di più! Ecco
perché i subacquei più tecnici e smaliziati sostituiscono l’acqua
intrappolata dalla muta umida con aria, intrappolandola con una
muta stagna. Il grado di protezione termica di una muta stagna è
molto superiore a quello di una umida per temperature inferiori
ai 15 °C. È evidente che questo discorso vale in termini generali:
una muta stagna che fa acqua protegge certo meno di una umida super-aderente
senza cerniere. Generalmente parlando, tuttavia, è possibile usare
dei dati, estrapolati da Barsky, Long e Stinton nel 1995, che evidenziano
la grande protezione termica offerta dalla muta stagna nelle immersioni
ripetitive. I risultati (determinati con tre immersioni ripetitive
a 15 metri per 30 minuti intervallate da 1 ora in superficie) sono
graficizzati in figura.
Tutto
il bello di una buona muta stagna
Considerate quindi ben spesi i soldi per una buona muta stagna.
Anche per un ulteriore motivo: il raffreddamento provoca un aumento
del ritmo respiratorio. Poiché l’aria inspirata dall’erogatore è
fredda e secca, il nostro corpo spende calore sia per riscaldarla
che per l’evaporazione dell’acqua dai tessuti della bocca (per umidificare
l’aria). Un aumento del ritmo respiratorio quindi produce un aumento
del raffreddamento, che fa ancora aumentare il ritmo respiratorio,
ecc.
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