Nitrox, guida utile per evitare sorprese

Ecco i pericoli nascosti, quelli che subdolamente potrebbero colpirci senza che ce lo aspettiamo

di Stefano Ruia

 
 
 

I vantaggi offerti dall’utilizzo di Nitrox si dividono in due grandi classi, rapportabili a due effetti: più tempo in immersione o maggiore sicurezza. Ormai sapete come potete allungare, grazie all’utilizzo di miscele iperossigenate, la permanenza in acqua senza superare la curva di sicurezza. Sapete calcolare la profondità equivalente ad aria e le profondità massime, operativa e di emergenza, tuttavia…

 

La percentuale di ossigeno è esatta?
Nelle scorse puntate avete imparato a calcolare la migliore miscela per un’immersione a determinata profondità, selezionando quella che vi permette di avere una pressione parziale di ossigeno vicina a 1,4 atm sul fondo. Avete per esempio scelto per la profondità di 30 metri una miscela al 35% di ossigeno. Questa vi consente di avere una PO2 max di 1,4 atm. La profondità equivalente ad aria (PEA) è 22,9 metri, cioè sulle tabelle ad aria useremo il valore «24 metri», ottenendo un limite della curva di sicurezza (tabelle NAUI) di 35 minuti. Dovendo ricaricare la vostra bombola, o dovendo noleggiarne una, richiedete al centro di ricarica l’EAN35. Al momento di ritirare la bombola analizzate la miscela (con le modalità spiegate un paio di numeri fa) e scoprite che la percentuale di ossigeno è diversa da quella richiesta. Siete costretti a riprogrammare l’immersione, a rifiutare la miscela o potete accettarla? Dipende ovviamente dalla variazione della percentuale di ossigeno reale rispetto a quella desiderata. Analizziamo l’esempio sopra descritto, compilando la tabella in figura. Come è evidente sulla tabella, uno scostamento fino all’1% produce limitati effetti. Se la percentuale è superiore, la pressione parziale di ossigeno cresce fino a 1,44 atm, ma è ancora sicura. Anche per una percentuale del 37 o del 38% i rischi, seppure esistenti, sono limitati a quelli inerenti la respirazione di ossigeno a 1,5 atm. Quando la percentuale arriva a 39% i rischi diventano più alti. Ricordate che ad 1,6 atm il limite NOAA per singola esposizione è di 45 minuti, molto vicino ai 35 che intendiamo passare sul fondo. Se la percentuale reale è del 34% (un punto in meno), siamo ancora sicuri, anche se la PEA aumenta di circa 50 cm. Se la percentuale è invece inferiore di due punti la PEA aumenta di circa un metro e potrebbe (ma non è questo il caso dell’esempio) condurre ad un salto di profondità di tabella (che nel nostro esempio avviene con una percentuale di ossigeno del 33%) con alto rischio di contrarre una patologia da decompressione (embolia), in quanto il limite della curva di sicurezza (25 minuti) è inferiore di ben dieci minuti al tempo che intendiamo passare sul fondo. In definitiva possiamo ritenere accettabile uno scostamento fra percentuale reale e percentuale richiesta del ± 1%, con una leggera preferenza per il segno positivo. Differenze superiori all’1% portano a rischi inaccettabili, soprattutto se sono in diminuzione. In questo caso dobbiamo riprogrammare l’immersione, cambiando le profondità, o richiedere una nuova ricarica per la percentuale esatta.

I limiti di durata dell’immersione. Come sopportarli
Ormai dovreste essere dei veri «draghi» nel selezionare le miscele Nitrox in modo da rendere possibili immersioni lunghe a profondità fino a 35/40 metri. Per esempio utilizzando un EAN37 potete passare a 18 metri ben 100 minuti (secondo le tabelle NOAA), senza incorrere nei limiti imposti dall’azoto o dall’ossigeno. Il vantaggio poi diventa ancora superiore nelle immersioni ripetitive. A questo punto dovrebbe sorgerci spontanea una domanda: ma il nostro corpo, premesso che abbia una sufficiente riserva di gas respiratorio (argomento che affronteremo in una prossima puntata), è in grado di sopportare questi tempi? Pensate alle vostre immersioni: talvolta le avete interrotte perché il limite di curva era vicino, altre perché eravate giunti al limite canonico dei 50 bar … e qualcuna avete dovuto interromperla per via dei brividi di freddo! Non molte, direte voi, ma è un errore perché come insegnano tutti gli istruttori: ai primi segni di eccessivo raffreddamento, come i brividi, dovete interrompere l’immersione. Perché in acqua si ha più freddo che in aria alla stessa temperatura? Per due ragioni principali. La prima è che l’acqua ha una conducibilità termica 20 volte superiore a quella dell’aria. Il che significa che conduce calore venti volte più velocemente, quindi nello stesso tempo di esposizione in acqua perdete venti volte più calore che in aria alla stessa temperatura. La seconda ragione consiste nel calore specifico dell’acqua, pari a quattro volte quello dell’aria. In poche parole: per riscaldare una chilogrammo di acqua occorre una quantità di calore quattro volte superiore a quella necessaria per un chilogrammo di aria. Se poi considerate la differenza di volume fra un chilogrammo di acqua (circa 1 litro) ed uno d’aria (circa 800 litri), capite che per riscaldare l’aria intrappolata dai vestiti vi occorre poco calore, mentre per riscaldare l’acqua intrappolata dalla muta umida ne occorre molto, molto di più! Ecco perché i subacquei più tecnici e smaliziati sostituiscono l’acqua intrappolata dalla muta umida con aria, intrappolandola con una muta stagna. Il grado di protezione termica di una muta stagna è molto superiore a quello di una umida per temperature inferiori ai 15 °C. È evidente che questo discorso vale in termini generali: una muta stagna che fa acqua protegge certo meno di una umida super-aderente senza cerniere. Generalmente parlando, tuttavia, è possibile usare dei dati, estrapolati da Barsky, Long e Stinton nel 1995, che evidenziano la grande protezione termica offerta dalla muta stagna nelle immersioni ripetitive. I risultati (determinati con tre immersioni ripetitive a 15 metri per 30 minuti intervallate da 1 ora in superficie) sono graficizzati in figura.

Tutto il bello di una buona muta stagna
Considerate quindi ben spesi i soldi per una buona muta stagna. Anche per un ulteriore motivo: il raffreddamento provoca un aumento del ritmo respiratorio. Poiché l’aria inspirata dall’erogatore è fredda e secca, il nostro corpo spende calore sia per riscaldarla che per l’evaporazione dell’acqua dai tessuti della bocca (per umidificare l’aria). Un aumento del ritmo respiratorio quindi produce un aumento del raffreddamento, che fa ancora aumentare il ritmo respiratorio, ecc.