I limiti (tradizionali) delle immersioni

Cosa distingue il subacqueo "ricreativo" da quello tecnico? Le numerose bombole? I chilogrammi di attrezzature? Approfondiamo alcuni aspetti essenziali

di Stefano Ruia

 
 
 

Abbiamo già visto che tutte le immersioni svolte unicamente per proprio piacere possono essere classificate come "ricreative", a differenza di quelle "professionali". Ma anche i subacquei "tecnici" si immergono la maggior parte delle volte solamente per loro piacere. Quindi dividere fra subacquea "ricreativa" e "tecnica" è formalmente un errore. Certo una immersione detta "tecnica" si intende più difficile di una "ricreativa", anche se entrambe si svolgono solo per piacere. Dobbiamo quindi definire, nell'ambito delle immersioni ricreative, una divisione, in base al livello di difficoltà delle stesse. Semplificando l'argomento, possiamo considerare tre grandi livelli. Il livello più semplice è quello del subacqueo non autonomo, l'intermedio è quello del subacqueo autonomo che si immerge nei limiti tradizionali di sicurezza mentre il più complesso è quello del subacqueo autonomo che si immerge oltre uno o più di questi. Approfondiamo quindi quali siano i limiti tradizionali.

Immersioni in curva di sicurezza
Certamente il limite più importante (ma anche quello, purtroppo, più facilmente superato) è la curva di sicurezza. Alla base delle tecniche di emergenza insegnate nei corsi di primo livello vi è l'ipotesi che il subacqueo possa risalire in ogni istante direttamente in superficie. Certo l'insegnamento della risalita di emergenza controllata nuotando perde di valore se il subacqueo deve ancora effettuare venti minuti di decompressione! Quindi se si intende superare anche di un solo minuto la curva di sicurezza, si ricade nell'immersione tecnica, che obbliga a pianificare il profilo della stessa, il programma di decompressione (con gli eventuali programmi di emergenza) e persino la configurazione di attrezzature necessaria per risolvere eventuali problemi. Immaginate un esaurimento d'aria od un'improvvisa interruzione della sua erogazione a causa, per esempio, dell'ostruzione del tubo di pescaggio. Cosa potreste fare se non avete una riserva di aria separata e dovete ancora fare decompressione? Nessuna configurazione tradizionale adottata dai subacquei permette individualmente di risolvere questo problema, se non affidandosi completamente al compagno. E cosa si può fare se è necessario effettuare la decompressione, c'è corrente non si trova più la cima di risalita? Dovrete disporre di mulinello e pallone. Ecco quindi che superare il limite della curva di sicurezza impone di avere a disposizione riserve di gas, attrezzature speciali e di pianificare accuratamente il consumo. Se si vuole prolungare la permanenza sul fondo basta usare Nitrox al posto dell'aria, come in precedenza spiegato dettagliatamente in questa rubrica.

Accesso diretto alla superficie
Un corollario alle immersioni in curva di sicurezza è quello dell'accesso diretto alla superficie. Lo scopo di rimanere nei limiti della curva di sicurezza è quello di garantire un'immediata risalita diretta alla superficie. Ovvio quindi che se siamo penetrati nei meandri di un relitto o di una grotta e non vediamo più l'uscita, non siamo in grado di raggiungere la superficie direttamente, anche se la profondità alla quale ci troviamo è di pochi metri! Per questo in Usa si distingue fra immersioni in grotta ("cavern diving"), cioè negli antri illuminati dalla luce solare, ed immersioni speleosub ("cave diving"), cioè in anfratti od in zone buie. Oltre all'ampiezza dei passaggi, l'elemento chiave è che il subacqueo in difficoltà possa raggiungere la superficie seguendo solo la direzione della luce.

Il sistema di coppia
Un altro fondamento delle tecniche didattiche di tutti i corsi iniziali è l'utilizzo del sistema di coppia. In genere durante i corsi è data molta enfasi all'attuazione di questo sistema durante la vestizione od il controllo delle attrezzature. È altrettanto (abbiamo qualche timore nello scrivere un più realistico "molto più") importante dare enfasi all'applicazione delle regole del sistema di coppia in acqua! Quante volte si vedono due compagni d'immersione nuotare a discreta distanza fra loro? E pensare che bisognerebbe sempre restare a portata di braccio! L'immersione solitaria ("solo-diving") è un'attività non molto più rischiosa di quella in coppia, se praticata con le dovute tecniche. Si tratta tuttavia di tecniche non insegnate nei corsi tradizionali, quale l'uso della maschera granfacciale per evitare di annegare in caso di crisi iperossica.

Una sola miscela
Un altro limite tradizionale è quello dell'utilizzo di una sola miscela respiratoria, con percentuale di ossigeno fra il 21% ed il 40% e PO2 massima di 1,4 bar, per tutta l'immersione. Una sola miscela respiratoria impedisce di commettere errori e quindi di trovarsi in situazioni pericolose, per esempio respirare la miscela errata per la profondità alla quale ci si trova. La percentuale di ossigeno superiore al 21% garantisce contro la possibilità di ipossia, una situazione pericolosissima per via della rapidità di azione, come approfondito in passato. La percentuale fino al 40% consente di non applicare particolari precauzioni nella gestione dell'ossigeno e delle attrezzature. Inoltre, insieme al limite di 1,4 bar per la PO2, ci permette di evitare approfonditi calcoli di esposizione ai diversi gas. Per considerare l'esposizione ai gas inerti si utilizzano, infatti, tabelle precalcolate o computer d'immersione. Mantenendo l'ossigeno sotto il 40% abbiamo visto (in altri numeri della rivista) che sono possibili tre immersioni di un'ora ogni giorno, quindi i calcoli dell'esposizione a questo gas non sono più necessari. Nelle immersioni tecniche, si utilizzano invece percentuali e pressioni parziali di ossigeno superiori, obbligando ad un dettagliato calcolo dell'esposizione a questo gas.

La profondità
Un altro limite tradizionale è la massima profondità di 40 metri. In questo caso tuttavia la motivazione del limite non è ben definita. Se infatti si considerano i quaranta metri come distanza da percorrere per tornare in superficie, sarebbe più raccomandabile un limite inferiore, intorno ai trenta metri. Se invece si ritiene che il limite sia dovuto alla possibilità di un alto grado di narcosi da gas inerte, sarebbe opportuno definirlo con la pressione parziale di azoto o, meglio, con la pressione equivalente ad aria. Infatti se usassimo una miscela di ossigeno, azoto ed elio, potremmo tranquillamente svolgere immersioni a 40-45 metri, con un grado di narcosi paragonabile a quello dei 30 metri ad aria. Ovvio comunque che una immersione a 80 metri, anche se svolta con una miscela tanto ricca di elio da essere paragonata ai 30 metri ad aria, resta comunque una immersione difficile e ben oltre la portata dei subacquei tradizionali! In questo caso tuttavia ci viene in aiuto il limite della curva di sicurezza, che scatterebbe ben prima di aver raggiunto gli ottanta metri.

Sistema aperto
Un altro limite è quello posto dall'utilizzo di un sistema a circuito aperto. Immergersi con un rebreather richiede un particolare addestramento, per via dei potenziali alti rischi di ipossia (soprattutto) od iperossia. Ciò vale sia per i fantastici apparecchi chiusi, sia per i meno vantaggiosi semi-chiusi che oggi si stanno diffondendo.

Condizioni ambientali accessibili
L'ultimo limite è posto dalle condizioni ambientali. Immergersi con una fortissima corrente, in un fiume, con visibilità nulla, sotto i ghiacci, con forti onde richiede tecniche specifiche, che non sono insegnate o sufficientemente approfondite nei corsi tradizionali. Ora abbiamo ben definito la divisione fra immersioni tradizionali ed immersioni tecniche. Dalla prossima puntata esamineremo in dettaglio ogni limite, indicando le procedure attuate dai più validi subacquei "tecnici".