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Abbiamo già visto che tutte le immersioni svolte
unicamente per proprio piacere possono essere classificate come
"ricreative", a differenza di quelle "professionali". Ma anche i
subacquei "tecnici" si immergono la maggior parte delle volte solamente
per loro piacere. Quindi dividere fra subacquea "ricreativa" e "tecnica"
è formalmente un errore. Certo una immersione detta "tecnica" si
intende più difficile di una "ricreativa", anche se entrambe si
svolgono solo per piacere. Dobbiamo quindi definire, nell'ambito
delle immersioni ricreative, una divisione, in base al livello di
difficoltà delle stesse. Semplificando l'argomento, possiamo considerare
tre grandi livelli. Il livello più semplice è quello del subacqueo
non autonomo, l'intermedio è quello del subacqueo autonomo che si
immerge nei limiti tradizionali di sicurezza mentre il più complesso
è quello del subacqueo autonomo che si immerge oltre uno o più di
questi. Approfondiamo quindi quali siano i limiti tradizionali.
Immersioni in curva di sicurezza
Certamente il limite più importante (ma anche quello, purtroppo,
più facilmente superato) è la curva di sicurezza. Alla base delle
tecniche di emergenza insegnate nei corsi di primo livello vi è
l'ipotesi che il subacqueo possa risalire in ogni istante direttamente
in superficie. Certo l'insegnamento della risalita di emergenza
controllata nuotando perde di valore se il subacqueo deve ancora
effettuare venti minuti di decompressione! Quindi se si intende
superare anche di un solo minuto la curva di sicurezza, si ricade
nell'immersione tecnica, che obbliga a pianificare il profilo della
stessa, il programma di decompressione (con gli eventuali programmi
di emergenza) e persino la configurazione di attrezzature necessaria
per risolvere eventuali problemi. Immaginate un esaurimento d'aria
od un'improvvisa interruzione della sua erogazione a causa, per
esempio, dell'ostruzione del tubo di pescaggio. Cosa potreste fare
se non avete una riserva di aria separata e dovete ancora fare decompressione?
Nessuna configurazione tradizionale adottata dai subacquei permette
individualmente di risolvere questo problema, se non affidandosi
completamente al compagno. E cosa si può fare se è necessario effettuare
la decompressione, c'è corrente non si trova più la cima di risalita?
Dovrete disporre di mulinello e pallone. Ecco quindi che superare
il limite della curva di sicurezza impone di avere a disposizione
riserve di gas, attrezzature speciali e di pianificare accuratamente
il consumo. Se si vuole prolungare la permanenza sul fondo basta
usare Nitrox al posto dell'aria, come in precedenza spiegato dettagliatamente
in questa rubrica.
Accesso diretto alla superficie
Un corollario alle immersioni in curva di sicurezza è quello dell'accesso
diretto alla superficie. Lo scopo di rimanere nei limiti della curva
di sicurezza è quello di garantire un'immediata risalita diretta
alla superficie. Ovvio quindi che se siamo penetrati nei meandri
di un relitto o di una grotta e non vediamo più l'uscita, non siamo
in grado di raggiungere la superficie direttamente, anche se la
profondità alla quale ci troviamo è di pochi metri! Per questo in
Usa si distingue fra immersioni in grotta ("cavern diving"), cioè
negli antri illuminati dalla luce solare, ed immersioni speleosub
("cave diving"), cioè in anfratti od in zone buie. Oltre all'ampiezza
dei passaggi, l'elemento chiave è che il subacqueo in difficoltà
possa raggiungere la superficie seguendo solo la direzione della
luce.
Il sistema di coppia
Un altro fondamento delle tecniche didattiche di tutti i corsi iniziali
è l'utilizzo del sistema di coppia. In genere durante i corsi è
data molta enfasi all'attuazione di questo sistema durante la vestizione
od il controllo delle attrezzature. È altrettanto (abbiamo qualche
timore nello scrivere un più realistico "molto più") importante
dare enfasi all'applicazione delle regole del sistema di coppia
in acqua! Quante volte si vedono due compagni d'immersione nuotare
a discreta distanza fra loro? E pensare che bisognerebbe sempre
restare a portata di braccio! L'immersione solitaria ("solo-diving")
è un'attività non molto più rischiosa di quella in coppia, se praticata
con le dovute tecniche. Si tratta tuttavia di tecniche non insegnate
nei corsi tradizionali, quale l'uso della maschera granfacciale
per evitare di annegare in caso di crisi iperossica.
Una sola miscela
Un altro limite tradizionale è quello dell'utilizzo di una sola
miscela respiratoria, con percentuale di ossigeno fra il 21% ed
il 40% e PO2 massima di 1,4 bar, per tutta l'immersione. Una sola
miscela respiratoria impedisce di commettere errori e quindi di
trovarsi in situazioni pericolose, per esempio respirare la miscela
errata per la profondità alla quale ci si trova. La percentuale
di ossigeno superiore al 21% garantisce contro la possibilità di
ipossia, una situazione pericolosissima per via della rapidità di
azione, come approfondito in passato. La percentuale fino al 40%
consente di non applicare particolari precauzioni nella gestione
dell'ossigeno e delle attrezzature. Inoltre, insieme al limite di
1,4 bar per la PO2, ci permette di evitare approfonditi calcoli
di esposizione ai diversi gas. Per considerare l'esposizione ai
gas inerti si utilizzano, infatti, tabelle precalcolate o computer
d'immersione. Mantenendo l'ossigeno sotto il 40% abbiamo visto (in
altri numeri della rivista) che sono possibili tre immersioni di
un'ora ogni giorno, quindi i calcoli dell'esposizione a questo gas
non sono più necessari. Nelle immersioni tecniche, si utilizzano
invece percentuali e pressioni parziali di ossigeno superiori, obbligando
ad un dettagliato calcolo dell'esposizione a questo gas.
La profondità
Un altro limite tradizionale è la massima profondità di 40 metri.
In questo caso tuttavia la motivazione del limite non è ben definita.
Se infatti si considerano i quaranta metri come distanza da percorrere
per tornare in superficie, sarebbe più raccomandabile un limite
inferiore, intorno ai trenta metri. Se invece si ritiene che il
limite sia dovuto alla possibilità di un alto grado di narcosi da
gas inerte, sarebbe opportuno definirlo con la pressione parziale
di azoto o, meglio, con la pressione equivalente ad aria. Infatti
se usassimo una miscela di ossigeno, azoto ed elio, potremmo tranquillamente
svolgere immersioni a 40-45 metri, con un grado di narcosi paragonabile
a quello dei 30 metri ad aria. Ovvio comunque che una immersione
a 80 metri, anche se svolta con una miscela tanto ricca di elio
da essere paragonata ai 30 metri ad aria, resta comunque una immersione
difficile e ben oltre la portata dei subacquei tradizionali! In
questo caso tuttavia ci viene in aiuto il limite della curva di
sicurezza, che scatterebbe ben prima di aver raggiunto gli ottanta
metri.
Sistema aperto
Un altro limite è quello posto dall'utilizzo di un sistema a circuito
aperto. Immergersi con un rebreather richiede un particolare addestramento,
per via dei potenziali alti rischi di ipossia (soprattutto) od iperossia.
Ciò vale sia per i fantastici apparecchi chiusi, sia per i meno
vantaggiosi semi-chiusi che oggi si stanno diffondendo.
Condizioni ambientali accessibili
L'ultimo limite è posto dalle condizioni ambientali. Immergersi
con una fortissima corrente, in un fiume, con visibilità nulla,
sotto i ghiacci, con forti onde richiede tecniche specifiche, che
non sono insegnate o sufficientemente approfondite nei corsi tradizionali.
Ora abbiamo ben definito la divisione fra immersioni tradizionali
ed immersioni tecniche. Dalla prossima puntata esamineremo in dettaglio
ogni limite, indicando le procedure attuate dai più validi subacquei
"tecnici".
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