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L'affermazione
del computer subacqueo sommata a teorie avanzate sulla decompressione,
ha determinato la diffusione ad ogni latitudine della «multi-level
diving»: l’immersione multilivello. Questa metodologia accolta entusiasticamente
da innumerevoli sub, consente l’esecuzione d’immersioni entro i
limiti di non decompressione con tempi di permanenza più lunghi
rispetto a quelli consentiti dalle Tabelle tradizionali. Come noto,
l’uso delle tabelle di immersione obbliga il subacqueo a considerare
il tempo trascorso sott’acqua come avvenuto
alla massima profondità raggiunta. Escluse limitate situazioni,
il sub ricreativo non esegue immersioni dove il tempo di fondo (elapsed
time) è trascorso alla massima profondità programmata, ma a diversi
livelli di profondità. In base a questa riflessione, è naturale
considerare come l’assorbimento dell’azoto nell’organismo possa
avere notevoli riduzioni, ed è su questo aspetto che molti programmatori
e ricercatori hanno concentrato i loro studi. Stabilire il reale
assorbimento dell’azoto per tempi e quote consente automaticamente
al sub, che passa da una profondità maggiore a una profondità minore,
un netto prolungamento dei propri tempi di immersione senza tuttavia
eccedere i limiti di non decompressione. La realizzazione pratica
delle multi-level diving è rappresentata dall’impiego dei computers
subacquei e da alcune specifiche tabelle di immersione come la tabella
The Wheel sviluppata dalla Diving Science & Technology Corporation
sulla base del modello matematico Rogers/Powell. L’uso del computer
subacqueo è particolarmente indicato per l’esecuzione di immersioni
multi livello senza decompressione.

Le multi-level diving trovano applicazioni
vantaggiose sui relitti di notevoli dimensioni
Jo-Jo diving
Il subacqueo deve comunque rispettare alcune regole basilari; prima
fra tutte occorre raggiungere la profondità massima programmata
nella fase iniziale dell’immersione, risalire quindi ad una profondità
minore e successivamente ad un’altra ancora inferiore al fine di
non eseguire quel che si definisce un profilo «jo-jo diving», quel
saliscendi stigmatizzato sia dalla medicina subacquea che dai programmatori
dei dive-computers. Queste considerazioni sono motivate in quanto
la «jo-jo diving» a livello fisiologico può favorire l’innesco della
fase di «nucleazione» di microbolle e, a livello di elaborazione
dati, ciò potrebbe determinare una «difficoltà» operativa non indifferente
per il computer subacqueo. Un’altra regola basilare, prevede l’applicazione
costante di una sosta da effettuare prima dell’emersione in prossimità
dei 5 metri per almeno tre minuti, anche se l’immersione è stata
correttamente eseguita entro i limiti di non decompressione. Quest’ultima
normativa è maggiormente compresa dal subacqueo esecutore d’immersioni
multi livello, se considera come l’assorbimento d’azoto è condizionato
dalla profondità, ma anche dal tempo d’esposizione, che come è stato
precisato, ha un’estensione maggiore di quello concesso dalle tabelle
tradizionali.
Extra deep stop
Per una corretta definizione di extra deep stop occorre precisare
in quale tipo di immersione, essa viene eseguita. In questo articolo
ci riferiamo alle immersioni ricreative, pertanto questa sosta straordinaria
eseguita a una profondità maggiore di quella prevista, la possiamo
individuare tre metri più profonda di quella indicata dalle tabelle
che vengono impiegate. Attualmente, in alcuni manuali di computer
subacquei si legge la raccomandazione di eseguire una sosta di sicurezza
a 5 metri per 3 minuti, anche quando il computer indica la possibilità
di emergere direttamente in superficie, senza l’obbligo di soste
decompressive. In questi casi, qualora il subacqueo decidesse di
applicare l’extra deep stop, si fermerà a 8 metri per un minuto
e quindi salirà alla quota dei 5 metri (rispettando la velocità
di risalita di 10 metri/minuto o meno) sostandovi per il tempo previsto.
La sosta di sicurezza
Aggiungere questa breve tappa a quella dei 5 metri conosciuta come
Safety Stop o Sosta di Sicurezza può essere particolarmente indicata
come rafforzamento della fase di decompressione, nei casi in cui
il subacqueo esce dai limiti di decompressione in profondità, ma
vi rientra durante la risalita, trasformando l’immersione da una
Deco-Dive a una NoDeco-Dive. Quale riferimento scientifico preferiamo
indicare quello di A. Pilmanis, che ne l 1976 evidenziò l’efficacia
dell’extra deep stop utilizzando la metodologia di rilevamento doppler.
In queste ricerche, Pilmanis notò che una breve tappa aggiuntiva
a quella già prevista, portava a una drastica riduzione delle microbolle
asintomatiche. Alcuni subacquei sono soliti prolungare il tempo
della sosta di sicurezza. Anche se ciò non rientra in regole standardizzate,
è oramai appurato che un moderato prolungamento della Safety Stop,
rappresenta un ulteriore rafforzamento della sicurezza riguardo
al rilascio dell’inerte, senza alcuna problematica di assorbimento
nei tessuti lenti.

Rilevamento Doppler dopo immersione. Lo strumento
accerta la presenza di microbolle nel ritorno venoso. Attraverso
questo metodo Pilmanis ha rilevato nel 1976 l’efficacia dell’extra
deep stop nelle immersioni ai limiti della curva di sicurezza
L’azoto residuo
Non si possono ottenere vantaggi senza sostenere delle spese. Nel
caso delle immersioni multilivello, le spese da calcolare sono rappresentate
dall’azoto residuo, quella quantità di gas che rimane dissolta nel
corpo al termine di qualsiasi immersione. Ci sembra veder sorridere
i cosidetti «tabellari», quei subacquei che continuano a immergersi
usando le Tabelle di Immersione anziché il computer subacqueo. Non
sono totalmente in errore i nostri tabellari in quanto tra un’immersione
a profilo quadro e una multilivello, l’azoto residuo può giuocare
un ruolo molto importante e da valutare accuratamente. Se per esempio,
consideriamo le nuove abitudini del subacqueo in vacanza, vediamo
compiere 2 o 3 immersioni al giorno, con tempi di fondo notevoli
(ben oltre i 30 minuti ma le immersioni oltre un’ora sono frequenti)
e tutto questo per più giorni. Un ritmo simile non sarebbe possibile
con le tabelle di immersione a meno di non eseguire immersioni ripetitive
con brevi tempi di fondo o di uscire sistematicamente dai limiti
di non decompressione. L’azoto residuo può pertanto raggiungere
valori critici nei vari distretti corporei, soprattutto in quelli
lenti: grasso, cartilagini, ossa.
Il computer subacqueo
Quanti articoli e servizi sui computer subacquei! Il lettore non
può non essere in …sovrasaturazione. Tuttavia, il corretto uso del
computer subacqueo non è un’abilità collettiva. Molti, troppi subacquei,
si avvicinano a questo strumento perché in primo luogo li esenta
da noiose e a volte difficili (!) programmazioni, nelle immersioni
ripetitive poi, diventa uno spasso possedere un computer: fa tutto
lui! Nessun azoto residuo da calcolare al termine della prima immersione,
nessun azoto residuo eliminato e da calcolare, durante l’intervallo
di superficie, e in dulcis fundo: anche i tempi delle immersioni
successive sono già pronti lì, in bella vista, sul display del computer.
Con questo non vogliamo porre critiche al computer subacqueo, tutt’altro,
vogliamo però capire come mai quasi tutti i subacquei si immergono
con il computer senza averne avuto un addestramento, mentre sulle
tabelle di immersione sono state consumate molte ore di insegnamento.
Esistono è vero, corsi di specializzazione per imparare ad usare
correttamente il computer subacqueo, ma in quanti si iscrivono a
tali corsi? Molti sub acquistano il computer e formano il loro addestramento
leggendo il manuale di istruzioni allegato; francamente ci sembra
un sistema discutibile e ricco di insidie. Non per niente i vari
manuali allegati ai computer subacquei sono ricchi di fari avvisi
tipo «Warning-Attenzione-Pericolo ecc.» con ovvi obbiettivi di scarico
di responsabilità. Il corso di specializzazione in computer subacquei
dovrebbe essere un passaggio obbligato nella formazione tecnica
del subacqueo e le agenzie didattiche dovrebbero considerarlo argomento
di ampia analisi durante i corsi iniziali o per principianti. Il
corso di specializzazione in computer subacquei detiene un altro
aspetto vantaggioso, ci riferiamo al fatto che esso fornisce anche
un’utile guida per individuare il modello più vicino alle proprie
esigenze.
C’è computer e computer
I computer subacquei possono essere suddivisi in tre categorie:
a polso, integrati tramite frusta HP, integrati a trasmissione.
Vi è poi un’ulteriore distinzione che vede il calcolatore subacqueo
con capacità operative limitate alla respirazione di aria o estese
a miscele sintetiche di respirazione come il nitrox
e il trimix.
L’acquisto di un computer subacqueo è un evento importante, e dovrebbe
seguire criteri razionali basati su delle conoscenze di base; quelle
che forniscono appunto un corso di specializzazione.
Meglio a doppia funzione
L’unico consiglio che desideriamo dare a coloro che non ne possiedono
alcuno, è quello di prendere in considerazione l’acquisto di un
computer capace di funzionare sia con aria che con nitrox, essendo
così in una posizione di «vantaggio tecnico» qualora un domani il
subacqueo decida di usufruire delle opportunità derivanti dalle
immersioni con Enriched Air Nitrox.
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