Immergersi col computer

Il continuo sviluppo della tecnologia e le ricerche nel campo della medicina subacquea hanno modificato il modo d’immergersi di migliaia di subacquei

di Andrea Neri

 

L'affermazione del computer subacqueo sommata a teorie avanzate sulla decompressione, ha determinato la diffusione ad ogni latitudine della «multi-level diving»: l’immersione multilivello. Questa metodologia accolta entusiasticamente da innumerevoli sub, consente l’esecuzione d’immersioni entro i limiti di non decompressione con tempi di permanenza più lunghi rispetto a quelli consentiti dalle Tabelle tradizionali. Come noto, l’uso delle tabelle di immersione obbliga il subacqueo a considerare il tempo trascorso sott’acqua come avvenuto alla massima profondità raggiunta. Escluse limitate situazioni, il sub ricreativo non esegue immersioni dove il tempo di fondo (elapsed time) è trascorso alla massima profondità programmata, ma a diversi livelli di profondità. In base a questa riflessione, è naturale considerare come l’assorbimento dell’azoto nell’organismo possa avere notevoli riduzioni, ed è su questo aspetto che molti programmatori e ricercatori hanno concentrato i loro studi. Stabilire il reale assorbimento dell’azoto per tempi e quote consente automaticamente al sub, che passa da una profondità maggiore a una profondità minore, un netto prolungamento dei propri tempi di immersione senza tuttavia eccedere i limiti di non decompressione. La realizzazione pratica delle multi-level diving è rappresentata dall’impiego dei computers subacquei e da alcune specifiche tabelle di immersione come la tabella The Wheel sviluppata dalla Diving Science & Technology Corporation sulla base del modello matematico Rogers/Powell. L’uso del computer subacqueo è particolarmente indicato per l’esecuzione di immersioni multi livello senza decompressione.


Le multi-level diving trovano applicazioni vantaggiose sui relitti di notevoli dimensioni

Jo-Jo diving
Il subacqueo deve comunque rispettare alcune regole basilari; prima fra tutte occorre raggiungere la profondità massima programmata nella fase iniziale dell’immersione, risalire quindi ad una profondità minore e successivamente ad un’altra ancora inferiore al fine di non eseguire quel che si definisce un profilo «jo-jo diving», quel saliscendi stigmatizzato sia dalla medicina subacquea che dai programmatori dei dive-computers. Queste considerazioni sono motivate in quanto la «jo-jo diving» a livello fisiologico può favorire l’innesco della fase di «nucleazione» di microbolle e, a livello di elaborazione dati, ciò potrebbe determinare una «difficoltà» operativa non indifferente per il computer subacqueo. Un’altra regola basilare, prevede l’applicazione costante di una sosta da effettuare prima dell’emersione in prossimità dei 5 metri per almeno tre minuti, anche se l’immersione è stata correttamente eseguita entro i limiti di non decompressione. Quest’ultima normativa è maggiormente compresa dal subacqueo esecutore d’immersioni multi livello, se considera come l’assorbimento d’azoto è condizionato dalla profondità, ma anche dal tempo d’esposizione, che come è stato precisato, ha un’estensione maggiore di quello concesso dalle tabelle tradizionali.

Extra deep stop
Per una corretta definizione di extra deep stop occorre precisare in quale tipo di immersione, essa viene eseguita. In questo articolo ci riferiamo alle immersioni ricreative, pertanto questa sosta straordinaria eseguita a una profondità maggiore di quella prevista, la possiamo individuare tre metri più profonda di quella indicata dalle tabelle che vengono impiegate. Attualmente, in alcuni manuali di computer subacquei si legge la raccomandazione di eseguire una sosta di sicurezza a 5 metri per 3 minuti, anche quando il computer indica la possibilità di emergere direttamente in superficie, senza l’obbligo di soste decompressive. In questi casi, qualora il subacqueo decidesse di applicare l’extra deep stop, si fermerà a 8 metri per un minuto e quindi salirà alla quota dei 5 metri (rispettando la velocità di risalita di 10 metri/minuto o meno) sostandovi per il tempo previsto.

La sosta di sicurezza
Aggiungere questa breve tappa a quella dei 5 metri conosciuta come Safety Stop o Sosta di Sicurezza può essere particolarmente indicata come rafforzamento della fase di decompressione, nei casi in cui il subacqueo esce dai limiti di decompressione in profondità, ma vi rientra durante la risalita, trasformando l’immersione da una Deco-Dive a una NoDeco-Dive. Quale riferimento scientifico preferiamo indicare quello di A. Pilmanis, che ne l 1976 evidenziò l’efficacia dell’extra deep stop utilizzando la metodologia di rilevamento doppler. In queste ricerche, Pilmanis notò che una breve tappa aggiuntiva a quella già prevista, portava a una drastica riduzione delle microbolle asintomatiche. Alcuni subacquei sono soliti prolungare il tempo della sosta di sicurezza. Anche se ciò non rientra in regole standardizzate, è oramai appurato che un moderato prolungamento della Safety Stop, rappresenta un ulteriore rafforzamento della sicurezza riguardo al rilascio dell’inerte, senza alcuna problematica di assorbimento nei tessuti lenti.

Rilevamento Doppler dopo immersione. Lo strumento accerta la presenza di microbolle nel ritorno venoso. Attraverso questo metodo Pilmanis ha rilevato nel 1976 l’efficacia dell’extra deep stop nelle immersioni ai limiti della curva di sicurezza

L’azoto residuo
Non si possono ottenere vantaggi senza sostenere delle spese. Nel caso delle immersioni multilivello, le spese da calcolare sono rappresentate dall’azoto residuo, quella quantità di gas che rimane dissolta nel corpo al termine di qualsiasi immersione. Ci sembra veder sorridere i cosidetti «tabellari», quei subacquei che continuano a immergersi usando le Tabelle di Immersione anziché il computer subacqueo. Non sono totalmente in errore i nostri tabellari in quanto tra un’immersione a profilo quadro e una multilivello, l’azoto residuo può giuocare un ruolo molto importante e da valutare accuratamente. Se per esempio, consideriamo le nuove abitudini del subacqueo in vacanza, vediamo compiere 2 o 3 immersioni al giorno, con tempi di fondo notevoli (ben oltre i 30 minuti ma le immersioni oltre un’ora sono frequenti) e tutto questo per più giorni. Un ritmo simile non sarebbe possibile con le tabelle di immersione a meno di non eseguire immersioni ripetitive con brevi tempi di fondo o di uscire sistematicamente dai limiti di non decompressione. L’azoto residuo può pertanto raggiungere valori critici nei vari distretti corporei, soprattutto in quelli lenti: grasso, cartilagini, ossa.

Il computer subacqueo
Quanti articoli e servizi sui computer subacquei! Il lettore non può non essere in …sovrasaturazione. Tuttavia, il corretto uso del computer subacqueo non è un’abilità collettiva. Molti, troppi subacquei, si avvicinano a questo strumento perché in primo luogo li esenta da noiose e a volte difficili (!) programmazioni, nelle immersioni ripetitive poi, diventa uno spasso possedere un computer: fa tutto lui! Nessun azoto residuo da calcolare al termine della prima immersione, nessun azoto residuo eliminato e da calcolare, durante l’intervallo di superficie, e in dulcis fundo: anche i tempi delle immersioni successive sono già pronti lì, in bella vista, sul display del computer. Con questo non vogliamo porre critiche al computer subacqueo, tutt’altro, vogliamo però capire come mai quasi tutti i subacquei si immergono con il computer senza averne avuto un addestramento, mentre sulle tabelle di immersione sono state consumate molte ore di insegnamento. Esistono è vero, corsi di specializzazione per imparare ad usare correttamente il computer subacqueo, ma in quanti si iscrivono a tali corsi? Molti sub acquistano il computer e formano il loro addestramento leggendo il manuale di istruzioni allegato; francamente ci sembra un sistema discutibile e ricco di insidie. Non per niente i vari manuali allegati ai computer subacquei sono ricchi di fari avvisi tipo «Warning-Attenzione-Pericolo ecc.» con ovvi obbiettivi di scarico di responsabilità. Il corso di specializzazione in computer subacquei dovrebbe essere un passaggio obbligato nella formazione tecnica del subacqueo e le agenzie didattiche dovrebbero considerarlo argomento di ampia analisi durante i corsi iniziali o per principianti. Il corso di specializzazione in computer subacquei detiene un altro aspetto vantaggioso, ci riferiamo al fatto che esso fornisce anche un’utile guida per individuare il modello più vicino alle proprie esigenze.

C’è computer e computer
I computer subacquei possono essere suddivisi in tre categorie: a polso, integrati tramite frusta HP, integrati a trasmissione. Vi è poi un’ulteriore distinzione che vede il calcolatore subacqueo con capacità operative limitate alla respirazione di aria o estese a miscele sintetiche di respirazione come il nitrox e il trimix. L’acquisto di un computer subacqueo è un evento importante, e dovrebbe seguire criteri razionali basati su delle conoscenze di base; quelle che forniscono appunto un corso di specializzazione.

Meglio a doppia funzione
L’unico consiglio che desideriamo dare a coloro che non ne possiedono alcuno, è quello di prendere in considerazione l’acquisto di un computer capace di funzionare sia con aria che con nitrox, essendo così in una posizione di «vantaggio tecnico» qualora un domani il subacqueo decida di usufruire delle opportunità derivanti dalle immersioni con Enriched Air Nitrox.