Immersioni fuori curva

Per poterci immergere fuori curva dobbiamo per prima cosa analizzare attentamente i fattori che riducono la possibilità di incorrere in situazioni pericolose: la preparazione individuale, le attrezzature, le tecniche e la pianificazione

di Stefano Ruia

 
 
 

Fra immersioni al limite di curva e immersioni fuori curva la differenza è, dal punto di vista fisico e fisiologico, molto scarsa. La separazione fra i due tipi d’immersione è fatta da esseri umani, i ricercatori; per semplificare il compito di altri esseri umani, coloro che s’immergono, che in genere sono poco avvezzi a trattare il calcolo delle probabilità. Tuttavia l’opera di chi effettua materialmente questa separazione, determinando la «curva di sicurezza», ha una grandissima influenza sul modo in cui i subacquei s’immergono. Le tecniche e le configurazioni di attrezzature tradizionalmente utilizzate nella subacquea ricreativa sono infatti applicate dai subacquei coscienziosi solo fino al limite della curva di sicurezza. Quando prevedono di superare, anche di un solo minuto, tale limite, gli stessi subacquei adottano le procedure delle immersioni tecniche, che obbligano a pianificare il profilo, il programma di decompressione (con gli eventuali programmi di emergenza) e persino la configurazione di attrezzature necessaria per risolvere eventuali problemi. Non farlo sarebbe un grave errore poiché tutto il tempo che passiamo in immersione oltre il limite di curva (decompressione compresa) è, come vedremo, una situazione ad altissima pericolosità se affrontata con tecniche ed attrezzature tradizionali delle immersioni ricreative. Applicare invece queste procedure anche alle immersioni in curva non è affatto un errore. Lo diventa se esse sono applicate pedissequamente, senza il necessario adattamento alla diversa situazione. Scendere con due bombole separate, quattro erogatori, due manometri, ecc. ecc. ecc., per un’immersione in coppia, entro i limiti di curva e a 20 metri di profondità, non è più sicuro di scendere con un monobombola e l’octopus. Anzi! L’eccesso di peso e l’impaccio dovuto al grande volume occupato in acqua (con una maggiore resistenza idrodinamica), aumenteranno i rischi d’incorrere in un incidente, senza offrire molti vantaggi in più.

La bilancia vantaggi-svantaggi
Qualunque tecnica o procedura utilizziate dovrete attentamente valutarne i vantaggi e gli svantaggi, fino a decidere quale, fra le diverse alternative possibili, sia più «redditizia». Questa valutazione non può essere assoluta, cioè unica per tutte le situazioni. In effetti ogni tecnica, procedura e attrezzatura offre vantaggi (e svantaggi) diversi se posta in atto in situazioni diverse. L’unica attrezzatura che ci sarà sempre utile è una mente razionale, con un buon bagaglio di conoscenze ed esperienza e ben funzionante! È lei infatti a permetterci di effettuare correttamente le valutazioni.

Il processo «what if…?»
Una corretta preparazione impone l’utilizzo di un processo che gli americani hanno chiamato «what if…?» e che noi potremmo chiamare «come posso comportarmi se succede che…?». Ipotizzando più situazioni possibili e rispondendo alla domanda, e a tutte le ulteriori domande che discendono direttamente dalla nostra risposta, saremo in grado di scegliere meglio procedure tecniche e configurazione delle attrezzature. Non è possibile dividere questi tre elementi in quanto alcune risposte obbligano a passare da uno all’altro. Infatti alcune duplicazioni eccessive, per esempio di una particolare attrezzatura, possono essere ridotte grazie a procedure particolari, come tipico delle immersioni ricreative con l’applicazione del sistema di coppia. Per preparare egregiamente un’immersione, bisogna ipotizzare che succedano le situazioni più strane, applicando il principio, stavolta tutto italiano, del «la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo».

Un esempio pratico
Immaginiamo di volere effettuare un’immersione fuori curva a trenta metri di profondità. Per esempio perché intendiamo restare sul fondo parecchio tempo o, più semplicemente, perché siamo penalizzati dalle immersioni precedenti. Praticamente le due situazioni si equivalgono, ma solo in apparenza (infatti potrebbe essere diverso il tipo di muta scelto ed è sicuramente diverso il consumo di aria!). Ad un certo punto potremmo trovarci in una situazione di esaurimento d’aria od un’improvvisa interruzione della sua erogazione a causa, per esempio, dell’ostruzione del tubo di pescaggio. Cosa possiamo fare? Nessuna configurazione ricreativa tradizionale adottata dai subacquei permette individualmente di risolvere questo problema; è necessario affidarsi al compagno. L’unica veramente valida è quella di disporre di una bombola completamente separata, con i suoi accessori (il così detto «pony tank»). Nel caso della subacquea ricreativa ci si può permettere di affidare la duplicazione della bombola al compagno, utilizzando, grazie al sistema octopus la sua. Infatti cosa succederebbe se non lo trovassimo subito vicino a noi (ricordate che la sfiga ci vede benissimo)? Potendo tornare subito in superficie, possiamo effettuare una risalita di emergenza. Ma se dobbiamo ancora fare decompressione la risalita di emergenza ci pone in gravi rischi, a meno che non siamo proprio sotto la barca e prima di scendere abbiamo predisposto una bombola di riserva alla giusta profondità. È molto più sicuro quindi portare la bombola di riserva, magari di capacità limitata, con noi in immersione. In definitiva ad un problema di equipaggiamento abbiamo sopperito nel primo caso con una procedura, nel secondo con una duplicazione di attrezzatura.

Ridondanza e duplicazione
Abbiamo così incontrato due importanti elementi che ci aiutano a programmare correttamente le nostre immersioni: la ridondanza e la duplicazione. Sebbene in italiano «ridondante» sia sinonimo di «superfluo», per i subacquei tecnici significa che più sistemi assolvono alla stessa funzione. In entrambi i casi prima esaminati si aveva una ridondanza di funzione: nel primo caso affidata alla procedura del sistema di coppia, nell’altro a una duplicazione di equipaggiamento (per sopperire alla possibile separazione dal compagno).

Alternative infinite?
Fra qualche numero approfondiremo meglio questi discorsi esaminando diverse situazioni problematiche e le loro possibili risoluzioni. Nei prossimi continueremo a esaminare i limiti di separazione fra immersioni ricreative e tecniche, per avere una visione più completa delle situazioni di rischio. Ma una domanda mi sorge spontanea: qualcuno fra i lettori più affezionati aveva correttamente pensato che un’ulteriore possibilità di programmare la nostra immersione era quello di utilizzare una configurazione ricreativa, immergendosi in curva ed estendendo il tempo di fondo grazie all’utilizzo del nitrox al posto dell’aria?