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Fra immersioni al limite di curva e immersioni fuori
curva la differenza è, dal punto di vista fisico e fisiologico,
molto scarsa. La separazione fra i due tipi d’immersione è fatta
da esseri umani, i ricercatori; per semplificare il compito di altri
esseri umani, coloro che s’immergono, che in genere sono poco avvezzi
a trattare il calcolo delle probabilità. Tuttavia l’opera di chi
effettua materialmente questa separazione, determinando la «curva
di sicurezza», ha una grandissima influenza sul modo in cui i subacquei
s’immergono. Le tecniche e le configurazioni di attrezzature tradizionalmente
utilizzate nella subacquea ricreativa sono infatti applicate dai
subacquei coscienziosi solo fino al limite della curva di sicurezza.
Quando prevedono di superare, anche di un solo minuto, tale limite,
gli stessi subacquei adottano le procedure delle immersioni tecniche,
che obbligano a pianificare il profilo, il programma di decompressione
(con gli eventuali programmi di emergenza) e persino la configurazione
di attrezzature necessaria per risolvere eventuali problemi. Non
farlo sarebbe un grave errore poiché tutto il tempo che passiamo
in immersione oltre il limite di curva (decompressione compresa)
è, come vedremo, una situazione ad altissima pericolosità se affrontata
con tecniche ed attrezzature tradizionali delle immersioni ricreative.
Applicare invece queste procedure anche alle immersioni in curva
non è affatto un errore. Lo diventa se esse sono applicate pedissequamente,
senza il necessario adattamento alla diversa situazione. Scendere
con due bombole separate, quattro erogatori, due manometri, ecc.
ecc. ecc., per un’immersione in coppia, entro i limiti di curva
e a 20 metri di profondità, non è più sicuro di scendere con un
monobombola e l’octopus. Anzi! L’eccesso di peso e l’impaccio dovuto
al grande volume occupato in acqua (con una maggiore resistenza
idrodinamica), aumenteranno i rischi d’incorrere in un incidente,
senza offrire molti vantaggi in più.
La bilancia vantaggi-svantaggi
Qualunque tecnica o procedura utilizziate dovrete attentamente valutarne
i vantaggi e gli svantaggi, fino a decidere quale, fra le diverse
alternative possibili, sia più «redditizia». Questa valutazione
non può essere assoluta, cioè unica per tutte le situazioni. In
effetti ogni tecnica, procedura e attrezzatura offre vantaggi (e
svantaggi) diversi se posta in atto in situazioni diverse. L’unica
attrezzatura che ci sarà sempre utile è una mente razionale, con
un buon bagaglio di conoscenze ed esperienza e ben funzionante!
È lei infatti a permetterci di effettuare correttamente le valutazioni.
Il processo «what if…?»
Una corretta preparazione impone l’utilizzo di un processo che gli
americani hanno chiamato «what if…?» e che noi potremmo chiamare
«come posso comportarmi se succede che…?». Ipotizzando più situazioni
possibili e rispondendo alla domanda, e a tutte le ulteriori domande
che discendono direttamente dalla nostra risposta, saremo in grado
di scegliere meglio procedure tecniche e configurazione delle attrezzature.
Non è possibile dividere questi tre elementi in quanto alcune risposte
obbligano a passare da uno all’altro. Infatti alcune duplicazioni
eccessive, per esempio di una particolare attrezzatura, possono
essere ridotte grazie a procedure particolari, come tipico delle
immersioni ricreative con l’applicazione del sistema di coppia.
Per preparare egregiamente un’immersione, bisogna ipotizzare che
succedano le situazioni più strane, applicando il principio, stavolta
tutto italiano, del «la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo».
Un esempio pratico
Immaginiamo di volere effettuare un’immersione fuori curva a trenta
metri di profondità. Per esempio perché intendiamo restare sul fondo
parecchio tempo o, più semplicemente, perché siamo penalizzati dalle
immersioni precedenti. Praticamente le due situazioni si equivalgono,
ma solo in apparenza (infatti potrebbe essere diverso il tipo di
muta scelto ed è sicuramente diverso il consumo di aria!). Ad un
certo punto potremmo trovarci in una situazione di esaurimento d’aria
od un’improvvisa interruzione della sua erogazione a causa, per
esempio, dell’ostruzione del tubo di pescaggio. Cosa possiamo fare?
Nessuna configurazione ricreativa tradizionale adottata dai subacquei
permette individualmente di risolvere questo problema; è necessario
affidarsi al compagno. L’unica veramente valida è quella di disporre
di una bombola completamente separata, con i suoi accessori (il
così detto «pony tank»). Nel caso della subacquea ricreativa ci
si può permettere di affidare la duplicazione della bombola al compagno,
utilizzando, grazie al sistema octopus la sua. Infatti cosa succederebbe
se non lo trovassimo subito vicino a noi (ricordate che la sfiga
ci vede benissimo)? Potendo tornare subito in superficie, possiamo
effettuare una risalita di emergenza. Ma se dobbiamo ancora fare
decompressione la risalita di emergenza ci pone in gravi rischi,
a meno che non siamo proprio sotto la barca e prima di scendere
abbiamo predisposto una bombola di riserva alla giusta profondità.
È molto più sicuro quindi portare la bombola di riserva, magari
di capacità limitata, con noi in immersione. In definitiva ad un
problema di equipaggiamento abbiamo sopperito nel primo caso con
una procedura, nel secondo con una duplicazione di attrezzatura.
Ridondanza e duplicazione
Abbiamo così incontrato due importanti elementi che ci aiutano a
programmare correttamente le nostre immersioni: la ridondanza e
la duplicazione. Sebbene in italiano «ridondante» sia sinonimo di
«superfluo», per i subacquei tecnici significa che più sistemi assolvono
alla stessa funzione. In entrambi i casi prima esaminati si aveva
una ridondanza di funzione: nel primo caso affidata alla procedura
del sistema di coppia, nell’altro a una duplicazione di equipaggiamento
(per sopperire alla possibile separazione dal compagno).
Alternative infinite?
Fra qualche numero approfondiremo meglio questi discorsi esaminando
diverse situazioni problematiche e le loro possibili risoluzioni.
Nei prossimi continueremo a esaminare i limiti di separazione fra
immersioni ricreative e tecniche, per avere una visione più completa
delle situazioni di rischio. Ma una domanda mi sorge spontanea:
qualcuno fra i lettori più affezionati aveva correttamente pensato
che un’ulteriore possibilità di programmare la nostra immersione
era quello di utilizzare una configurazione ricreativa, immergendosi
in curva ed estendendo il tempo di fondo grazie all’utilizzo del
nitrox al posto dell’aria?
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