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Le mute stagne sono sempre più impiegate dai subacquei ricreativi, tecnici e professionisti. Le difficoltà d’impiego sono poche, ma possono creare seri problemi a chi le utilizza senza addestramento. I corsi di specializzazione Dry Suit sono pertanto importanti, ma soprattutto servono davvero!

di Andrea Neri

 

In quali immersioni può essere utile impiegare una muta stagna? Ok, è una domanda «un po’ furbina» ma fino a un certo punto. Ancora oggi vi sono subacquei che associano la muta stagna alle immersioni sotto i ghiacci, o nelle gelide acque di montagna, ma sono in errore. Vi sono altri sub che considerano la muta stagna un accessorio difficile da usare, scomodo e pericoloso, anch’essi sono in errore. Altri ancora considerano la muta stagna uno strumento che permette maggiori opportunità di immersioni e che rafforza la propria sicurezza, ed hanno ragione.

Un vantaggio determinante
Iniziamo a descrivere i vantaggi che offre la muta stagna con un altro quesito: «Quale tipo di muta dovrebbe essere impiegata per un’immersione profonda?» La risposta è una sola: «in base alla temperatura di profondità». Anche se evitiamo di addentrarci nelle spiegazioni scientifiche che regolano l’assorbimento e il rilascio dei gas in base alla temperatura, ogni subacqueo sa bene come il freddo fa assorbire una maggiore quantità di inerte ma non solo, ne ostacola anche il rilascio. Non è forse vero che alcuni computer subacquei, software decompressivi e tabelle di immersione, considerano con molta attenzione il fattore temperatura corporea nei propri calcoli? Ecco il motivo per il quale si afferma «….che rafforza la propria sicurezza». Anche nel nostro amato Mediterraneo si trovano temperature che per l’organismo sono fredde, e attenzione, anche in piena estate. Immersioni ricreative oltre i 20 metri di profondità hanno spesso temperature dell’acqua inferiori ai 18/19 C° e la classica muta umida da 5 mm mostra tutti i suoi limiti. Si possono impiegare mute semistagne, magari insieme a un sottomuta, ma dove sono i vantaggi che dovrebbero «sconfiggere» la muta stagna? Non certo nella quantità di zavorra o nella idrodinamicità, ma solamente nel prezzo di acquisto e su questo possiamo essere tutti d’accordo. Un altro vantaggio è il comfort e il condizionamento psicologico.

Muta stagna in neoprene da 7 mm

Gli altri vantaggi
Considerando che abbiamo iniziato questo articolo con un quesito …continuiamo. Quanti sono i subacquei che rinunciano a immergersi durante le stagioni meno calde perché pensano …al dopo immersione; quando cioè il sub è bagnato, che deve spogliarsi, che la barca può non offrire un riparo dal vento, per non parlare poi se l’immersione è fatta dai gommoni, o delle immersioni da riva. Sono veramente pochi i subacquei che hanno la possibilità di risolvere i problemi appena descritti, gli altri semplicemente rinunciano, ma chi ha la muta stagna non rinuncia. Chi impiega la muta stagna non si informa quanti gradi ha la temperatura dell’acqua. Se occorre un passaggio su di una barca non cabinata ed esposta al vento, significherà solamente non togliersi la muta e rimanere …al caldo e all’asciutto, a differenza degli amici subacquei bagnati. Ecco quindi che le sferzanti temperature esterne o acquatiche non sono più problemi da superare e il desiderio di immergersi non viene ridotto. Svantaggi Al primo posto degli svantaggi mettiamo decisamente il costo. La muta stagna ha un prezzo di acquisto nettamente più alto. I motivi sono ovvi: l’accortezza degli incollaggi, saldature, cuciture del tessuto o neoprene, le valvole di scarico e di carico, la cerniera stagna. Al secondo posto inseriamo l’abilità nell’uso, ma a questo ottemperano i corsi didattici. La muta stagna è il terzo GAV (dopo il jacket e i polmoni), con il quale il subacqueo deve confrontarsi e controllare. Oltre a questo occorre conoscere come indossare la muta, la sua manutenzione, le manovre di emergenza, la pesata, quale sottomuta adottare, come compiere piccole riparazioni e ... quale tipo di muta stagna scegliere.

Lezione di teoria durante un corso di Dry Suit Speciality

Mute stagne in tessuto o in neoprene?
I possessori di mute stagne hanno le loro predilezioni. Vi sono i sostenitori delle mute «in tessuto» e quelli che preferiscono le mute stagne in neoprene. Solitamente le mute stagne in tessuto necessitano di meno zavorra rispetto a quelle in neoprene. Tuttavia alcuni modelli che utilizzano neoprene di basso spessore ad alta densità, associati a sottomuta con elevata coibenza termica, hanno ridotto questo aspetto tecnico. In ogni caso, l’idrodinamicità delle mute stagne in neoprene è sicuramente migliore di quelle «in tessuto» e il nuoto ne trae beneficio. A svantaggio delle mute in neoprene sono eventuali riparazioni di lacerazioni, dove gli incollaggi tra lembi di neoprene pretendono la totale asciugatura, e quindi di maggiore tempo.

Dopo la teoria, in mare! Istruttore e allievi pronti a entrare in acqua e a uscirne asciutti

L’ultimo consiglio
Nonostante le aziende e le maggiori didattiche, sconsigliano l’impiego della muta stagna come equilibratore idrostatico (in sostituzione del GAV), avviene spesso che tale raccomandazione non viene applicata. Conseguenze legate al freddo (eccessive quantità di gas immesse nella muta riducono la protezione termica), e problemi legati alla gestione dei volumi gassosi, evidenziano l’importanza del GAV, senza pensare alle conseguenze di una lacerazione della muta (teoricamente possibile durante la penetrazione di relitti) con inevitabile perdita dell’assetto.