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Dopo diversi anni di immersioni, quando, anche per
mezzo di un valido addestramento, si raggiunge una buona esperienza,
per molti subacquei è quasi una vocazione naturale volgere lo sguardo
verso mete che si trovano oltre la canonica «barriera» dell’immersione
sportiva: -40 metri. Attenzione: non c’è nulla di più irresponsabile
che un profondismo senza altro scopo se non quello di soddisfare
discutibili esigenze del nostro ego. Le immersioni profonde trovano
senso solo se l’obiettivo è l’esplorazione di una secca, di un relitto
o di una parete che si trovano a profondità oltre i 40 metri. Immergendosi
quindi con questi obiettivi ragionevoli dovremo tenere conto di
tutta una serie di fattori per la nostra sicurezza: in particolare
avremo la necessità di stare attenti alla tossicità dell’ossigeno
e alla narcosi da azoto, due problemi che il lettore accorto dovrebbe
già conoscere e che per questo mi limito a citare soltanto, rinviando
una loro trattazione approfondita eventualmente ad altri articoli.
In profondità e in
sicurezza
Fino a ora ci si rassegnava a immergersi profondi con aria sottomettendosi
a un’elevata narcosi; oggi, grazie all’utilizzo di miscele trimix
(prima solo prerogativa di pochi e del campo professionale), riusciamo
a tenere sotto controllo la tossicità dell’ossigeno e (fatto ben
più importante) a ridurre drasticamente la narcosi da azoto. Questo
avviene grazie all’aggiunta di un terzo gas, l’elio, che consente
di ridurre le percentuali (e quindi gli effetti negativi) degli
altri presenti nella miscela che si respira sul fondo. Il trimix
è quindi una miscela composta da tre gas: ossigeno, azoto ed elio,
che permette di effettuare immersioni profonde riducendo i rischi
della tossicità dell’ossigeno e soprattutto diminuendo drasticamente
la narcosi da azoto.
Le percentuali dei gas
Le percentuali dei tre gas che compongono il trimix possono variare
in funzione dei risultati che si vogliono ottenere, e la miscela
si identifica segnalando la percentuale d’ossigeno e quella d’elio:
così un trimix composto dal 10% d’ossigeno, 38% d’azoto e 52% d’elio,
sarà indicato come trimix 10/52. Per chiarire al meglio i benefici
dell’uso del trimix nell’immersione profonda facciamo un esempio.
Supponiamo di utilizzare la miscela vista poc’anzi per un’immersione
alla ragguardevole quota di -85 metri: per effetto della minore
quantità di azoto, avremo una narcosi (e quindi tempi di reazione
e capacità di ragionamento) come se ci immergessimo con aria a una
quota di 36 metri, che sarà detta quota di narcosi equivalente.
I vantaggi dell’utilizzo di questa miscela non finiscono qui: l’elio
ha tra le altre caratteristiche quella di avere una densità minore
di quella dell’azoto, che garantisce a parità di quota un minor
lavoro respiratorio che non utilizzando aria; inoltre, essendo l’elio
un gas inerte, non richiede attrezzature dedicate come accade per
le miscele nitrox con ossigeno presente in percentuali superiori
al 40%. Analizzati gli indubbi pro derivanti dall’uso di queste
miscele visualizziamone anche i contro. Possiamo ricondurli a una
maggiore dispersione termica che costringe a prestare molta attenzione
alla scelta della muta (e rende questa miscela poco adatta al gonfiaggio
della muta stagna) e ai maggiori costi di ricarica, addestramento-equipaggiamento
e strumentazione necessari, che senz’altro hanno finora scoraggiato
i più.
Aria e trimix quali differenze
Le differenze tra le immersioni condotte utilizzando miscele trimix
rispetto a quelle con aria, si possono ricondurre a tre gruppi:
l’addestramento necessario, l’equipaggiamento e le differenze nella
pianificazione richiesta e nelle strategie decompressive. Per effettuare
queste immersioni è necessario un rigoroso addestramento teorico
e pratico che si snoda attraverso due o più (dipende dalle agenzie
di certificazione) brevetti intermedi. Sul territorio nazionale
operano oggi almeno cinque agenzie di certificazione e altre stanno
per fare il loro ingresso; si gode quindi di ampia scelta: da quelle
con programmi più tradizionali a quelle con proposte sicuramente
più innovative. Giova ripetere che di fondamentale importanza, più
che il marchio con il quale s’impara, sono la capacità e l’esperienza
dell’istruttore che ci accompagnerà nelle immersioni profonde.
Equipaggiamento speciale
L’equipaggiamento per le immersioni con trimix dev’essere
di eccellente qualità e richiede necessariamente una quantità maggiore
di attrezzature, in quanto occorre avere con sé una miscela di viaggio,
una miscela di fondo ed eventualmente una miscela decompressiva
(vedi oltre). Non bisogna in ogni modo lasciarsi suggestionare da
alcune foto nelle quali si vedono subacquei sommersi di bombole
e «gadget» vari: non sempre la via della ridondanza assoluta delle
attrezzature è quella più efficiente, talvolta la semplicità paga
di più. L’immersione in trimix, pur presentando una narcosi minore,
rimane in ogni caso molto impegnativa e per questo va scrupolosamente
pianificata includendo nel piano tutte le eventualità.
Tabelle dedicate
Riguardo alla decompressione si usano sempre tabelle calcolate per
ogni percentuale dei gas che compongono la miscela, studiate per
queste immersioni da medici iperbarici o compilate con software
specifici in commercio o gratuiti. Le tappe di decompressione solitamente
iniziano molto profonde (anche 50 metri), si usano uno o più gas
decompressivi od ossigeno puro per ridurre i tempi, anche se l’elio,
date sempre le sue caratteristiche, potrebbe riservarci in futuro
delle piacevoli sorprese in relazione ai tempi di decompressione.
Per concludere: l’impiego delle miscele trimix nell’immersione sportiva
non è una moda nata per risvegliare un ambiente ormai saturo di
istruttori, ma è un formidabile strumento che, unitamente a un addestramento
specifico, garantisce una maggior sicurezza nelle nostre immersioni.
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