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Sono passati quattro anni da quando abbiamo rischiato
di vederci proibito il mare profondo e negata la libertà di rimanere
sott'acqua quanto ci piace. Tali imposizioni facevano infatti parte
della proposta di legge Caponi, che vietava in pratica ai sub sportivi
le immersioni oltre i 40 metri e fuori dalla curva di sicurezza.
Per fortuna non fu approvata e le successive iniziative tendenti
a regolamentare le attività subacquee hanno superato l'idea di certe
assurde restrizioni. Orientandosi, piuttosto, verso la più logica
considerazione che ciascuno deve operare entro i limiti concessi
dal suo brevetto. Cosa strana, quella proposta veniva presentata
proprio quando la subacquea tecnica raccoglieva il massimo dell'attenzione
e riempiva le pagine delle riviste con le sue attrezzature spettacolari,
con le cronache di chi andava svelando fondali sconosciuti. I racconti
e le immagini di quanto il mare aveva finora nascosto, di ambienti
e relitti inesplorati, stavano restituendo il fascino della scoperta,
dell'avventura, a un'attività sportiva ormai impigrita sui suoi
livelli iniziali e apparentemente senza sbocchi. Non a caso, proprio
in quel periodo un sempre maggior numero di sub mostrava evidente
il desiderio di uscire dai confini della subacquea turistica o ricreativa,
giustamente racchiusa entro soglie inderogabili. Chiedevano, quei
sub, di potere infrangere i due tabù del fuori curva e dei 40 metri,
profondità teoricamente ammessa da vari brevetti, ma raramente concessa
dagli istruttori e dalle guide. Chiedevano di essere preparati per
qualcosa di più impegnativo ma non estremo, di non essere abbandonati
a se stessi in quel loro desiderio di andare oltre.
LA SUBACQUEA AVANZATA Stava nascendo la subacquea
avanzata, praticata da sempre da una piccola minoranza, tuttavia
messa al bando per molti anni da quasi tutte le organizzazioni didattiche
e dai diving, quindi priva di supporti. Definita "avanzata" proprio
perché si pone oltre la ricreativa ma non è ancora tecnica, ha il
suo range d'azione classico a cavallo dei 50 metri, ciò che la rende
gestibile con attrezzature non troppo gravose e, volendo, con l'utilizzo
di sola aria. Abbandonando l'octopus e il piccolo gav tanto comodo,
però restando lontani dai complessi equipaggiamenti e dalle lunghissime
decompressioni dei tekkies. Un'evoluzione logica che ha portato
alla nascita di corsi specifici, nei quali si insegna a raggiungere
i nuovi traguardi senza intaccare i parametri di sicurezza abituali,
come inevitabilmente avverrebbe fiondandosi giù con lo spirito del
fai da te e cieca fiducia nel proprio angelo custode. Corsi, tra
l'altro, che si stanno dimostrando indispensabili per rendere bene
accessibile, a chi lo desidera, il successivo passo verso i brevetti
di massimo grado. Evitando quell'impatto altrimenti violento con
realtà tecnico-didattiche insospettate, che non di rado rende improbo
il compito dell'istruttore e insormontabili le difficoltà con le
quali deve confrontarsi l'allievo. Una situazione di disagio divenuta
evidente negli ultimi anni, con l'avvicinarsi al settore tecnico
di una consistente percentuale di subacquei di esperienza limitata.
Sulla carta hanno i prerequisiti richiesti, ma i loro brevetti di
base si dimostrano spesso insufficienti, soprattutto quando sono
frutto di succinti corsi tropicali e le immersioni attestate dal
logbook risultano fatte sempre in ambienti ideali, col conforto
del gruppo e l'assistenza della guida. Da qui quel loro senso di
meraviglia, quell'accenno di istintiva insofferenza che si nota
quando si prospettano concetti, metodi, compiti e scenari completamente
nuovi, inattesi, a volte opposti alle abitudini acquisite. Un valido
training intermedio evita tutto questo colmando le eventuali lacune,
dando solide basi operative, facendo acquisire una nuova mentalità.
L'immersione avanzata, se apparentemente non sembra tanto diversa
dalla ricreativa, in effetti comporta importanti cambiamenti. Ora,
ad esempio, ci si deve dimenticare della superficie come via di
fuga da un qualsiasi problema, dato che ci sono di mezzo le soste
di decompressione obbligatorie e il saltarle potrebbe portare a
conseguenze gravi o gravissime. Poi, i tempi di fondo e la scorta
d'aria devono essere valutati nell'irrinunciabile programmazione,
non essendo più possibile decidere la risalita semplicemente nel
momento in cui il manometro segna i canonici 50 bar. Ecco perché
i corsi che la insegnano devono dare molto e richiedere molto ai
loro allievi. Oltre al perfezionamento delle proprie attitudini
di sub, vale a dire corretta respirazione, pinneggiamento efficiente,
capacità di mantenere un assetto ottimale, diventa essenziale estendere
le conoscenze di teoria. Stress, narcosi, teoria dei gas, modelli
e metodi decompressivi sono nuovi argomenti fondamentali, di cui
occorre imparare almeno i principi di base. Notevole approfondimento
richiede invece la sicurezza, o meglio tutto quanto riguarda i tre
cardini che le fanno da supporto: preparazione, prevenzione, assistenza.
LA SICUREZZA Preparazione significa piena coscienza e conoscenza
di quanto avviene o potrebbe avvenire, affinché qualunque imprevisto
trovi preparati a un razionale intervento. Per superare senza conseguenze
una difficoltà bisogna che non si tratti di qualcosa a cui non si
è mai pensato, altrimenti il sistema per venirne fuori si dovrebbe
scoprirlo sul momento e potrebbe essere difficile. Ecco la grande
validità di porsi una serie di domande preventive, facendo a gara
con gli amici nel gioco del "Cosa fare se....". Ognuno immagina
un caso e insieme si cerca la risposta giusta. Ipotizzando anche
cose improbabili ma teoricamente possibili, dai guasti tecnici alla
rottura della maschera, da un crampo alla perdita della stazione
decompressiva. Ogni cosa va poi verificata in acqua, allenandosi
a venire a capo con rapidità ed efficacia di quanto un domani potrebbe
davvero verificarsi. La prevenzione consiste ovviamente nel non
immergersi se non ci si riconosce in ottime condizioni psicofisiche,
se non si è lontani dall'assunzione di farmaci o alcolici; oppure
quando ci si sente semplicemente stanchi. Stesso divieto se la situazione
ambientale si dimostra eccessivamente sfavorevole, se all'ultimo
viene a mancare l'assistenza su cui si contava. La prevenzione riguarda
in buona misura l'equipaggiamento, di cui parliamo a parte. Va subito
sottolineata la cura che si deve mettere nel renderlo adeguato alle
nuove esigenze e razionale nella sua disposizione, in modo che non
crei mai problemi e si presti a immediati interventi di emergenza
da parte propria o del compagno. Emergenze anche piccolissime, quale
potrebbe essere lo sgancio di un cinghiaggio, che in certe situazioni
o nella contemporaneità di un altro inconveniente potrebbero mettere
in pesante imbarazzo. Per assistenza, infine, si intende sia quella
operativa - la barca appoggio, ad esempio - sia quella di pronto
soccorso generale e specifico: cassetta con i soliti cerottini,
bende, disinfettanti, e quant'altro; ossigeno terapeutico; protocollo
per attivare le strutture preposte nell'eventualità di sintomi da
PDD. La sicurezza, innanzitutto, consiste nel rendersi conto che
il pericolo del profondo è reale, sarebbe ipocrita dire il contrario.
L'ambiente diverso e la notevole lontananza dalla superficie creano
stress, la narcosi si fa sentire, di conseguenza una qualche difficoltà
che avrebbe poco significato a 20 metri tende a diventare rilevante
a 50. Il pareggio dei rischi tra immersione avanzata e ricreativa
si può ottenere, purché si sia disposti a pagare il prezzo dell'impegno
richiesto da un corso intenso, poi della "noia" di preparare, programmare,
pianificare ogni cosa prima di entrare finalmente in acqua. Di pagare,
infine, lo scotto della rinuncia se per quell'immersione tanto desiderata
non si è trovato il compagno giusto o non si riesce a disporre dell'organizzazione
giusta.
COSA RESPIRARE Per quanto siano arbitrarie le definizioni
di immersione ricreativa, avanzata e tecnica, ormai sono entrate
nell'uso comune e riescono a identificarne a grandi linee i singoli
ambiti d'azione. Se allora diciamo avanzata l'immersione che porta
a superare i due limiti dei 40 metri e della curva di sicurezza,
sembra appropriato chiamare tecnica quella che, indipendentemente
dalla profondità operativa, prevede l'utilizzo di miscele sintetiche,
le quali richiedono a chi vi si dedica ulteriore preparazione e
dedizione. Seguendo questo ragionamento, l'aria e il nitrox risultano
i gas logici per il livello intermedio. L'aria ci è abituale, le
sue caratteristiche nell'uso subacqueo si imparano fin dai primi
corsi, poi ha il vantaggio di essere reperibile ovunque, di costare
poco e di avere una notevole elasticità di utilizzo. Sono le ragioni
pratiche che la fanno ancora preferire alla grande maggioranza dei
sub. Di fatto, con le tecniche e precauzioni opportune può essere
adottata convenientemente fino a quote operative intorno ai 50 metri,
purché le condizioni non siano gravose (penetrazioni, buio, freddo,
sforzi fisici pesanti). Con essa non esistono situazioni di ipossia,
mentre l'iperossia si profila soltanto superando i 66 metri, dove
l'ossigeno raggiunge la pressione parziale di 1,6 bar. Resta la
questione serissima della narcosi, sicuramente presente in forma
più o meno percepibile già a 40 metri e a rischio assoluto oltre
i 60. Meglio dell'aria si comporta il nitrox, ideale per profondità
relative e utilizzabile con qualche vantaggio anche a 50 metri.
A questa quota potrà essere un EAN27, dove l'ossigeno avrà una pressione
parziale di 1,6 bar e una EAD (Equivalent Air Depth) di 45,4 metri.
Ossia, il respirare a 50 metri Nitrox contenente il 27% di O2 corrisponde
a respirare aria a 45,4 metri, con una conseguente riduzione dei
fenomeni narcotici e un minore carico di azoto. Aumentando la profondità,
per evitare d'incorrere nell'iperossia si dovrebbe diminuire l'02
ad esempio al 24%, rendendo però irrisoria la differenza con l'aria,
dato che l'azoto salirebbe al 76%. Se il nitrox smette di essere
utile a determinate quote, le sue prerogative lo rendono sempre
validissimo in decompressione, dove si può sfruttarlo per abbreviare
le soste o, meglio, per garantirsi una migliore desaturazione mantenendo
i tempi richiesti per l'aria. I punti di vista su quale EANx utilizzare
e se abbinarlo o meno all'ossigeno puro sono infiniti. Alcuni preferiscono
un nitrox 40 per il vantaggio di poterlo respirare in risalita a
partire dai 30 metri, altri scelgono il 50 per la sua maggiore efficacia.
Ancora, per abbreviare tempi di sosta molto lunghi i risultati migliori
si ottengono passando a 6 metri dal nitrox all'ossigeno puro, ma
c'è chi gli preferisce un nitrox 80 per la sua minore tossicità.
Valutazioni non semplici, che richiedono una conoscenza approfondita
dei gas e dei fenomeni connessi alla risalita. Nitrox e ossigeno,
comunque, restano i migliori alleati del sub in decompressione e
per questo sarebbe opportuno acquisire i brevetti che ne approfondiscono
la conoscenza prima di dedicarsi alle immersioni profonde fuori
curva. Ad aria e poi, se si è disposti a un impegno superiore, facendo
il passo ormai breve verso le prime miscele sintetiche. Un trimix
"leggero", contenente un 30 o 40% di elio farà scoprire il piacere
di visitare fondali tra i 50 e i 60 metri con la lucidità concessa
dall'aria a quote ricreative.
LE ATTREZZATURE In immersione il consumo è in rapporto
diretto alla profondità, pertanto risulta evidente che a 50 metri
(6 bar di pressione ambiente) aumenta del 50% rispetto a 30 metri
(4 bar), naturalmente a parità di condizioni e tempo di permanenza
sul fondo. Di conseguenza, volendo effettuare a 50 metri un'immersione
simile a quella che ci è abituale su un fondale di 30 e da cui sappiamo
di riemergere con 50 bar di scorta, ora la bombola da 15 l/200 bar
risulta insufficiente. A conti fatti, considerando il fabbisogno
extra per la decompressione e per le più lunghe percorrenze in discesa
e risalita, occorreranno probabilmente 1.000 normal-litri in più.
Allora le alternative sono due: passare al bibombola 10 + 10 o aggiungere
al consueto monobombola un bombolino da 5 litri, da agganciare al
gruppo principale oppure appendere di fianco o, meglio, in posizione
ventrale. Ambedue le soluzioni fanno ottenere i 4.000 litri desiderati
e ambedue hanno i loro vantaggi e svantaggi. Con la prima si ha
un gruppo unico sul quale è possibile applicare un rubinetto separatore
centrale, che permette di salvare l'aria di una bombola in caso
di perdite o autoerogazioni. Per contro, il bibombola costa caro,
pesa nel trasporto, penalizza nelle immersioni di poco rilievo.
La seconda soluzione offre una sicurezza ancora maggiore, dato che
si viene a disporre di due gruppi autonomi; poi consente grande
versatilità di utilizzo e, avendo già il 15 litri, richiede una
spesa alquanto inferiore. Qualsiasi sia la scelta, sul gruppo principale
vanno montati due erogatori indipendenti con i sicuri e compatti
attacchi DIN, oltre al manometro. Il bombolino richiede un terzo
erogatore col suo manometro. L'altro componente principale dell'attrezzatura
da adeguare alle nuove esigenze è il gav. Deve garantire una buona
spinta di riserva alla massima quota prevista tenendo conto del
peso delle attrezzature e degli accessori, pertanto dovrà essere
un modello con almeno 15 Kg di spinta positiva. La normativa CE
prescrive ai fabbricanti di specificare questo e altri dati su un'etichetta,
di solito applicata dietro a una tasca e sulla quale la spinta è
spesso indicata in Newton, l'unità di misura che sostituisce il
chilogrammo. Per fortuna le differenze sono minime, infatti 1 N
corrisponde a 0,981 Kg. Passando agli accessori principali, quasi
tutti i corsi di immersione avanzata prescrivono il pallone da lancio,
quel salsicciotto a cui diamo nomi pittoreschi che serve per segnalare
la propria posizione al momento della risalita e come eventuale
punto di appoggio in decompressione. Tenuto normalmente arrotolato
in una tasca o fissato a un anello, va collegato a un rocchetto
contenente almeno il 20% di sagola in più rispetto alla massima
profondità prevista. La propria dotazione deve essere infine completata
con un doppio sistema di misurazione del tempo e della profondità.
E' un obbligo inderogabile, quindi computer, orologio e profondimetro,
oppure due computer, oltre alle tabelle derivate dall'eventuale
programmazione dell'immersione con un software per PC.
TRENT'ANNI DI CURVA E FUORI CURVA I corpi professionali
e militari impongono da sempre i 50 metri quale profondità massima
operativa per le immersioni ad aria, in curva o fuori curva, mentre
i 60 sono considerati universalmente il limite fisiologico. Le performance
di alcuni, i record a quote due volte e mezzo superiori, non mettono
in discussione tali parametri, anzi li confermano con i pesanti
contributi pagati al loro superamento. Ecco una succinta cronistoria
di cosa è cambiato negli ultimi trent'anni riguardo alla profondità
nelle immersioni ad aria. 1971 - Il regolamento Fips prevede un
brevetto di terzo grado che abilita espressamente alle immersioni
ad aria in coppia fino a 50 metri, sott'intendendo il fuori curva
e le soste di decompressione. 1978 - Il Centro Tecnico Nazionale
Fias emana un regolamento in cui il nuovo brevetto Ara Avanzato
abilita alle immersioni fuori curva. 1979 - Si tengono in Italia
i primi corsi Padi. I suoi brevetti escludono tassativamente il
fuori curva, al pari di tutte le didattiche americane che arrivano
di seguito. 1984 - Le nostre didattiche federali e assimilabili
iniziano ad adeguarsi al limite dei 40 metri e della curva di sicurezza.
1990 - Non esiste più una didattica che abiliti al superamento dei
40 metri e al fuori curva. 1994 - Si affacciano alla ribalta le
didattiche tecniche, finalizzate alle immersioni profondissime a
miscele. Per loro il fuori curva è la norma e insegnano anche l'aria
profonda 1999 - Una proposta di legge prevede di mettere al bando
le immersioni oltre i 40 metri e di proibire a tutti il fuori curva.
2000 - Il mercato mostra sempre più interesse per le immersioni
oltre i limiti ricreativi e la Padi prospetta il Tec Rec. 2001 -
Una nuova proposta di legge ammette immersioni ad aria fino a 50
metri e fino a 60 per chi abbia conseguito un brevetto tecnico;
non si parla più di proibire il fuori curva. 2002 - Si diffonde
il concetto di "immersione avanzata", ossia l'anello mancante tra
la ricreativa e la tecnica. Diverse didattiche ricreative istituiscono
corsi specifici per le immersioni ad aria fuori curva, col limite
operativo portato intorno ai 50 metri. Contemporaneamente, le didattiche
tecniche vedono accrescersi la richiesta per corsi che insegnino
a utilizzare le miscele, anziché l'aria, in immersioni di medio
livello. Dida 1-L'opportuna preparazione all'immersione avanzata
e un idoneo equipaggiamento sono essenziali per visitare in tranquillità
i relitti sui fondali intorno ai 50 metri 2- Una gorgonia tropicale
con ventaglio di quasi tre metri la vedrete solo intorno ai 50 metri
quindi… 3-Una Gerardia savaglia così non la potrete vedere se vi
fermate a quote lontane dai 50 metri 4- Tra le gorgonie in rosse
in profondità ci si può andare anche con equipaggiamento ricreativo,
ma con quello per la subacquea avanzata i margini di sicurezza sono
assai più ampi 5-L'immersione avanzata ha fatto riscoprire il bibombola
da 10+10 litri, ottima via di mezzo tra l'usuale monobombola da
15 litri e le più pesanti attrezzature dei subacquei tecnici 6-Il
bombolino da 5 litri tenuto in posizione ventrale si dimostra molto
pratico e integra bene il monobombola da 15 litri per una autonomia
pari a quella concessa dal bibombola 10+10 7- Due sub con equipaggiamenti
adatti all'immersione avanzata: monobombola integrato dal bombolino
da 5 litri e bibombola con le rubinetterie in basso, a portata di
mano 8-Il lungo pallone da lancio, visibilissimo in superficie,
consente ovviamente di segnalare la propria posizione e , in caso
di necessità, si trasforma in valido punto di appoggio per la decompressione
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